Le colf e le badanti sono le due figure più diffuse di lavoratori domestici, categorie di lavoranti sempre più in espansione a tal punto da avere un Contratto Collettivo Nazionale di categoria. Un CCNL che oltre a loro comprende anche baby sitter, camerieri e giardinieri. In linea generale, l’assunzione di un lavoratore di settore, anche se a tempo indeterminato, non richiede un atto scritto. Però l’articolo 6 del CCNL prevede la necessaria redazione di un contratto di lavoro domestico, nel quale indicare i diversi aspetti che caratterizzano il rapporto lavorativo, quindi diritti e doveri sia di lavoratore che di datore di lavoro. Questi ultimi, proprio per via della regolamentazione dei lavoratori, risulta tenuto a versare i contributi previdenziali #Inps, la cui rata del terzo trimestre 2017 scade il prossimo 10 ottobre 2017.

Assunzione

L’assunzione va comunicata all’Inps entro le ore 24 del giorno precedente a quello in cui inizia il rapporto di lavoro a prescindere che sia o meno festivo. La tempestività ad informare l’Istituto di Previdenza Sociale è la medesima nel caso in cui vari l’importo della retribuzione o per qualsiasi altra variazione del rapporto originariamente stabilito. Questo perché è l’Inps a regolare il rapporto di lavoro ed è proprio all’Inps che i datori di lavoro devono versare a cadenza trimestrale i contributi previdenziali, tramite il classico bollettino Mav prestampato e scaricabile dal sito INPS. I contributi sono quelli utili alla pensione, alla malattia ed agli infortuni, ma sono anche quelli che danno diritto alle lavoratrici a percepire la Naspi (il sussidio di disoccupazione Inps) se rientrano nei requisiti di accesso.

Sull’argomento ieri 20 settembre è arrivata a sorpresa una proposta di CGIL. CISL e UIL al Governo di prevedere il versamento di contributi pieni anche oltre le prime 24 ore settimanali lavorate. Ciò significa contributi davvero in linea con le retribuzioni corrisposte allo scopo di rendere più alta la pensione di coloro che lavorano oltre le 24 ore a settimana e per i quali oggi i contributi previsti sono in misura fissa.
Nuovo CCNL e cosa prevede
Uno dei diritti tipici di ogni lavoratore e quindi anche di un collaboratore domestico è quello relativo allo stipendio da prendere. Nel 2017 il nuovo contratto collettivo stipulato dalle associazioni di categoria dei lavoratori, dalle associazioni delle famiglie e dal Ministero del Lavoro ha prodotto i nuovi minimi contrattuali da applicare ai lavoratori. Si tratta dello stipendio minimo sotto il quale, nonostante l’Inps lo permetta, un lavoratore non può essere assunto. In base alle mansioni svolte ed all’esperienza dei lavoratori, cambia lo stipendio minimo.

La tabella sottostante indica quale stipendio deve essere erogato per livello di appartenenza:
Livello A: € 625,15
AS: € 738,82

B: € 765,95

BS: € 852,48

C: € 909,33

CS: € 966,15

D: € 1136,64

DS: € 1.193,47

Le storie del mondo del lavoro sottolineano come raramente i minimali vengono applicati e questo, insieme al ricorso al lavoro nero, sono tra le maggiori problematiche di settore. Un intervento a tamponare queste problematiche è stato fatto di recente dal Governo, con la nascita dei libretti famiglia che sono la misura che sostituisce i voucher e che servono tra le altre cose per regolamentare il lavoro di una #badante che viene presa a lavorare in maniera saltuaria da una famiglia. Per lavori a tempo pieno, sia da conviventi che no, l’obbligo di assunzione è sempre valido così come il minimo stipendiale. Tra le altre cose, essendo un lavoro a tutti gli effetti ed essendo regolamentato da un CCNL, alla lavoratrice o al lavoratore spettano le ferie, le eventuali indennità di malattia, quelle per straordinario o il surplus per lavoro notturno. Le ore di lavoro massime previste dal contratto sono di 10 al giorno non consecutive per i lavoratori conviventi e di 8 ore per i non conviventi. Il contratto prevede 2 ore di riposo giornaliere e 36 ore di riposo a settimana, di cui 24 la domenica e altre 12 da pattuire con il datore di lavoro. Il lavoro durante il riposo previsto è straordinario, da pagare con il 25% in più di salario durante le ore diurne e fino alle 22 di notte, mentre al 50% per il lavoro notturno. Il lavoro di domenica o festivo invece da diritto al 60% in più di stipendio giornaliero. Tutti diritti che se non vengono assegnati producono le cause di lavoro tra lavoratore e datore di lavoro che in questi anni sono molto frequenti in questo particolare settore.

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