Anche i lavoratori domestici hanno diritto alla Naspi e devono presentare la DID, ma servono requisiti specifici e regole particolari

Ormai anche il lavoro domestico, quello relativo alle badanti, alle colf o alle baby sitter è assolutamente paragonabile alle altre attività lavorative più comuni. Il settore da anni ormai è dotato di un suo personale Contratto Collettivo, il CCNL che è stato aggiornato proprio nel 2017. I lavoratori del settore hanno molti dei diritti spettanti all’universo dei lavoratori italiani, primo tra tutti quello relativo alla disoccupazione #Inps, cioè la #naspi, come si chiama dal 2015. La particolarità del rapporto di lavoro domestico però, rende i requisiti di accesso alla misura, alquanto particolari. Le novità introdotte proprio con la Naspi, a partire dalla dichiarazione di disponibilità dei lavoratori a partecipare a corsi di formazione ed ai progetti di ricollocazione degli Uffici di Collocamento hanno bisogno di alcuni chiarimenti.

 Il Jobs Act e l’Anpal

Dal 2017 è nata l’Anpal, l’Agenzia delle politiche attive sul lavoro che utilizza la Napsi proprio per cercare di riqualificare e se possibile ricollocare i lavoratori. Da dicembre sarà obbligatorio per farsi riconoscere lo stato di disoccupazione, compilare la DID, la dichiarazione di immediata disponibilità, solo in maniera telematica. Lo ha confermato proprio l’Anpal con una circolare del 27 settembre, la numero 1. Per coloro che presentano istanza di Naspi invece, la dichiarazione diventa non necessaria in quanto intrinseca con la domanda di Naspi stessa. È il risultato dell’applicazione delle regole del Jobs Act che hanno trasformato la Naspi, da semplice sussidio, a strumento di politica attiva del lavoro. In linea di massima, per tutti i lavoratori di tutti i settori, le regole di accesso sono le medesime.

 Servono almeno 13 settimane di lavoro nei 48 mesi precedenti la data di perdita del lavoro e almeno 30 giornate di lavoro nell’ultimo anno. L’Inps spiega quale giornata di lavoro può essere considerata utile al calcolo di questi requisiti. Essendo il lavoro domestico particolare, l’Inps, per la categoria conferma come una settimana di lavoro utile al calcolo debba essere di 24 ore. Per lavoratori e lavoratrici che per contratto hanno settimane di lavoro con orario inferiore alle 24 ore, la Naspi potrebbe essere negata e statistiche alla mano, il problema potrebbe riguardare 300mila lavoratori. In questo caso, non avendo strumenti di integrazione al reddito, questi soggetti dovranno iscriversi al portale e presentare comunque la DID.

Importi e durata per la disoccupazione

Resta confermato come anche per badanti o colf, la perdita di lavoro deve essere involontaria, perché le dimissioni fanno perdere il diritto alla Naspi. Quindi, per poter presentare domanda di disoccupazione sarà necessario essere stati licenziati, aver perduto il lavoro per scadenza contratto, per decesso del soggetto a cui si presta assistenza o per le dimissioni per giusta causa.

Per quest’ultimo aspetto va ricordato che deve essere l’Ufficio Territoriale del Lavoro a confermare le dimissioni, come avvenute per giustificato motivo oggettivo. I casi più frequenti possono essere il mancato pagamento dello stipendio piuttosto che le condizioni di lavoro insostenibili, tanto per citare alcuni esempi. La Naspi si percepisce per un massimo di 24 mesi ed in genere, per la metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni. In pratica, fuoriuscire da un lavoro continuo per 48 mesi, da diritto a 2 anni di sussidio. Anche l’importo calcolato si relaziona agli ultimi 4 anni di lavoro, perché si percepisce il 70% dello stipendio medio utile ai fini previdenziali, proprio del quadriennio precedente, con un massimo di 1.300 euro al mese.

Esempi utili

Per il requisito delle 30 giornate di lavoro o 5 settimane che dir si voglia, nell’ultimo anno, per la regola delle 24 ore, bisogna capire il calcolo effettivo e gli arrotondamenti usuali per l’Inps. Va ricordato che le ore di lavoro vanno trasformate in settimane con il principio delle 24 ore di cui parlavamo prima. In pratica sono necessarie almeno 97 ore di lavoro (4,04 settimane arrotondate a 5) nell’ultimo anno per soddisfare il requisito delle 30 giornate. Lo stesso va fatto per il requisito delle 13 settimane negli ultimi 4 anni. Una lavoratrice con questi requisiti soddisfatti che ha lavorato negli ultimi 3 anni in maniera continua con stipendio fisso di 680 euro al mese, percepirebbe 18 mesi di sussidio, con importo di 476 euro al mese per i primi 4 mesi. Nei restanti va applicata la riduzione del 3% al mese come previsto per tutte le tipologie di lavoratori. In pratica, il calcolo va fatto sempre sulle 24 ore utili alla settimana di lavoro come previsto dall’Inps, anche se il lavoro è basato su contratto con orario inferiore.

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