Vale anche per le badanti la disciplina sull’orario massimo di lavoro? Quali i rischi e le sanzioni per il datore di lavoro?

Il lavoro nobilita l’uomo. Come in tutte le cose, però, il “troppo storpia” e dal lavoro che nobilita a quello che debilita il passo è davvero breve. Proprio per questo motivo, la legge fissa determinati limiti all’orario di lavoro, che non possono essere travalicati dal datore di lavoro, il quale  – in caso contrario – andrà incontro a sanzioni particolarmente onerose. Ciò vale per tutti i settori dell’economia e per tutte le tipologie di lavoro, nessuno escluso. In particolare, con una recentissima sentenza, la Corte di Cassazione [1]  ha avuto modo di chiarire che la disciplina sull’orario di lavoro si applica anche alle badanti e che tale disciplina fissa dei limiti che non possono mai essere valicati dal datore di lavoro (nel caso di specie una Onlus). Vediamo, dunque, cosa dispone la legge in materia di orario massimo di lavoro; a quante ore di risposo hanno diritto in particolare le bandati e quali le sanzioni per i datori di lavoro o le aziende che impongano orari di lavoro illegittimi.

Orario di lavoro: quali limiti?

Con un’apposita Direttiva il Legislatore europeo ha stabilito i principi fondamentali in materia di riposi, pause, ferie, orario massimo di lavoro e lavoro notturno.

La normativa è molto chiara e prevede, in particolare, quanto segue:

Riposo giornaliero: nell’arco di 24 ore ogni lavoratore ha diritto, come minimo, a 11 ore consecutive di riposo.

Tempo di lavoro massimo settimanale: non si può lavorare per più di 48 ore a settimana, straordinari compresi.

A chi si applica la normativa sull’orario di lavoro?

La risposta è molto semplice. La normativa europea sul cosiddetto eurorario di lavoro stabilisce standard comuni che disciplinano l’orario di lavoro. Tali principi si applicano nei confronti di tutti i lavoratori dell’Unione Europea e sono validi per tutti i settori dell’economia, nessuno escluso. Il rispetto dei predetti limiti è importantissimo: orari di lavoro “umani” alternati a riposi sufficienti servono proprio ad evitare che l’eccessivo affaticamento del personale possa costituire  un pericolo per la salute e l’incolumità degli stessi lavoratori. Detta in maniera semplice: per essere lucidi, lavorare bene ed evitare di incappare in pericoli determinati dall’eccessivo affaticamento fra un turno di lavoro e l’altro bisogna andare a casa, mangiare qualcosa e farsi una bella dormita. Gli orari, quindi, devono lasciare libere da impegni le persone per almeno 11 ore al giorno senza interruzioni.

Orario di lavoro: cosa prevede la legge

In Italia i principi stabiliti dal Legislatore europeo sono stati correttamente recepiti nel 2003 con un apposito il Decreto legislativo. Ed infatti, a partire dal 2003, il Legislatore italiano ha garantito a tutti i lavoratori tutele e diritti conformi a quelli previsti dalla normativa europea. Peccato che però non sempre la legge viene rispettata e molte volte i lavoratori sono costretti a turni massacranti. Come visto, la legge non prevede un limite giornaliero di durata della prestazione lavorativa. Tuttavia, atteso che spettano almeno 11 ore di riposo consecutive al giorno, tale limite può essere determinato in 13 ore giornaliere, interpretando “a contrario” le disposizioni in materia di riposi giornalieri e pause.

Orario di lavoro illegittimo: le sanzioni per il datore di lavoro

Se l’azienda viola i limiti dell’orario giornaliero di lavoro appena indicati rischia una sanzione che va da 200 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno tre periodi di riferimento, la sanzione amministrativa è da 800 a 3.000 euro. Se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori oppure si è verificata in almeno cinque periodi di riferimento la sanzione amministrativa è da 2.000 a 10.000 euro e non è ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta. Per casi più gravi non si escludono sanzioni più onerose (come a breve vedremo).

Badanti: quante ore di riposo spettano?

Tutti i principi sin qui descritti, valgono anche per le badanti, le quali – come tutti i lavoratori – hanno diritto ad almeno 11 ore di riposo giornaliero consecutive. A chiarirlo, come anticipato, è stata proprio la Corte di Cassazione, la quale  – dando torto a una Onlus di Lecco che forniva personale per l’assistenza familiare e che sosteneva che le ore di riposo dei dipendenti non dovevano essere per forza godute di fila – ha invece ribadito come il diritto al riposo dei lavoratori deve intendersi consecutivo.

Orario lavoro: le 11 ore di risposo devono essere consecutive

I principi sopra esposti sono talmente importanti da non poter essere derogati da alcun contratto di categoria. A nulla, dunque, sono valse le difese della Onlus che ha cercato di correre ai ripari sostenendo che il contratto Uneba – Unione nazionale istituzioni ed iniziative di assistenza sociale – nello stabilire che le lavoratrici e i lavoratori avevano diritto ad un riposo giornaliero di 11 ore ogni 24 ore, non aveva previsto che le ore di riposo dovessero essere consecutive.

Ad avviso dei giudici, invece, non si può in alcun modo tentare di eludere la legge e non c’è contratto o esigenza aziendale che tenga di fronte al diritto dei lavoratori (tutti, comprese le badanti) di poter godere del riposo minimo giornaliero, fissato in 11 ore di fila. Il mancato rispetto di questa previsione è costato molto caro alla Onlus che era stata già condannata dal Ministero del lavoro con una multa da 13.620 euro e sanzionata  per sfruttamento della manodopera.

FONTE

CERCHI LAVORO COME BADANTE ?

Cerca Informazioni