Se si vuole assumere uno straniero, che lavori in casa nostra con un regolare contratto di lavoro – alle nostre dipendenze – con la mansione di colf o badante, vigono (come si evince dal sito dell’INPS, nella sezione dedicata all’argomento) “le stesse norme contrattuali, lo stesso trattamento economico e le stesse assicurazioni previdenziali previste per i lavoratori italiani”. In Italia, da molti anni a questa parte, si è sentita sempre più la necessità di regolamentare il lavoro domestico per stranieri, sia nel caso in cui essi provengano da paesi facenti parte dell’Unione Europea, sia extracomunitari ma anche da quei paesi che sono entrati nell’UE solo recentemente.

Tralasciando la normativa che regola l’assunzione alle proprie dipendenze di lavoratori provenienti da paesi neo-comunitari e comunitari, si noti come l’iter per regolamentare un lavoratore domestico proveniente da un paese extra UE sia alquanto complesso: esso varierà in base a diversi parametri e requisiti del lavoratore, come ad esempio se questo si trovi in territorio straniero (fuori dall’Italia)o in Italia; un ruolo fondamentale verrà poi svolto dagli sportelli unici per l’immigrazione ed i centri per l’impiego.

Contratto di lavoro stranieri, le colf

Nel caso in cui si desideri assumere una colf, si troverà la disciplina legislativa relativa a questa
fattispecie nell’art. 1 della l. 2 aprile 1958 n° 339. Il contratto di colf (o di lavoro domestico) viene
utilizzato principalmente quando si assume una sorta di “domestico/a”, che si occupi della pulizia della
casa, della cura di bambini e anziani ma anche giardinieri, custodi ed autisti. La domestica straniera è
diventata un vero e proprio must nel 2018: sempre più famiglie, spinte dalla necessità di ricevere un aiuto
nei lavori domestici nel loro nucleo famigliare, hanno assunto colf provenienti da paesi extra-europei.

Uno dei requisiti fondamentali tra quelli che permettono al lavoratore extra-UE di essere immune da
illeciti amministrativi (ma anche penali e civili) è quello di possedere il permesso di soggiorno: infatti,
l’assenza di questo requisito farà incorrere il lavoratore straniero (ma anche il datore di lavoro) in
conseguenze penali rilevanti.

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