Licenziamento colf o badante: come sfruttare il tentativo di riconciliazione per evitare vertenza e causa. I diritti del lavoratore domestico e del datore di lavoro convocato.

Il licenziamento di una colf o badante spesso smuove anche questioni personali: il lavoratore domestico entra in casa a diretto contatto con la famiglia e questo crea una certa confidenza e intimità che, al momento dell’eventuale licenziamento della colf o della badante, può scatenare risentimenti e tensioni. Non significa che tutti i licenziamenti dei collaboratori domestici debba finire nelle aule di un tribunale. Ci ha scritto la signora Claudia chiedendoci un consiglio su cosa fare dopo aver ricevuto, da parte della badante della mamma licenziata dopo un’assenza prolungata per malattia e altri impegni personali, una lettera di convocazione per il Tentativo Di Riconciliazione Monocratica.

Una convocazione che, dopo anni di lavoro in casa, stride con toni che appaiono minatori (tanto che la nostra lettrice ammette di aver reagito di fronte alla richiesta “con stupore e sconforto perché non si era mai parlato in questi termini”. Ma c’è bisogno di allarmarsi? Purtroppo la convocazione in questo caso ha dato alla nostra lettrice poco tempo per organizzarsi (e a noi per rispondere tempestivamente). Da qui l’idea di affrontare comunque il caso per chiunque si dovesse trovare impreparato di fronte ad una lettera con la richiesta di Riconciliazione Monocratica. Quest’istituto è previsto al fine di risolvere consensualmente i contrasti con il datore di lavoro.

Tentativo di riconciliazione monocratica: cosa devono sapere colf e badanti

I lavoratori domestici che ritengono di aver subito una violazione dei propri diritti, devono sapere che hanno a disposizione questa alternativa prima di ricorrere al giudice in tribunale. E’ dunque una via facoltativa ma, se viene intrapresa, l’eventuale accordo raggiunto è vincolante. Nel successivo eventuale processo si terrà conto di rifiuti dell’ accordo immotivati.

Datore di lavoro chiamato per il tentativo di riconciliazione: serve l’avvocato?

I datori di lavoro restano spesso spiazzati di fronte a simili convocazioni e si chiedono se è obbligatorio presentarsi e se serve un avvocato.

La convocazione fissata dall’Ispettorato territoriale del Lavoro (ITL) normalmente non richiede la presenza di un legale.

E’ bene sapere però che in caso di mancata comparizione ingiustificata o di accordo rifiutato, il datore di lavoro è soggetto a verifiche ispettive.

La procedura standard prevede la prima comparizione a livello personale, per verificare che entrambe le parti siano presenti e che vi sia quantomeno l’intenzione di raggiungere un accordo. In caso di risposta affermativa si può chiedere un breve rinvio e conferire il mandato all’avvocato (preventivamente informato dei fatti). Solitamente per rapporti di lavoro che sono durati più di un biennio, il rinvio sarà di almeno due mesi perché bisogna dare il tempo di elaborare tutti i dati.

Se si giunge all’accordo finale, al lavoratore saranno dovute le somme ed i contributi stabiliti con il medesimo.

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