Accertamenti Inps su colf e badanti non in regola: istruzioni per l’uso

Badanti, colf e baby sitter non in regola con i contributi previdenziali, arriva l’accertamento. Lo scorso 20 ottobre è, infatti, partita l’operazione ‘Silenti 2018’: tramite avvisi bonari l’Inps sta chiedendo ai datori di lavoro domestico di regolarizzare eventuali scoperture contributive relative all’anno 2014. Ma come fare a capire se la richiesta sia fondata o meno? Ecco […]

Badanti, colf e baby sitter non in regola con i contributi previdenziali, arriva l’accertamento. Lo scorso 20 ottobre è, infatti, partita l’operazione ‘Silenti 2018’: tramite avvisi bonari l’Inps sta chiedendo ai datori di lavoro domestico di regolarizzare eventuali scoperture contributive relative all’anno 2014. Ma come fare a capire se la richiesta sia fondata o meno? Ecco una piccola guida pratica.

Quando l’istanza non è fondata 

La prima regola quando arriva un avviso di accertamento dovrebbe essere quella di controllare i dati presenti nel documento. Non sempre, infatti, le informazioni riportate sono corrette, come nel caso in cui si tratti di un rapporto di lavoro cessato prima della data oggetto della verifica (se la cessazione era già stata comunicata sarà sufficiente inviare una copia della stessa via fax al numero 800. 803164). D’altronde non sono rari i casi di richieste infondate, basti ricordare cosa avvenne lo scorso anno quando per un errore del sistema l’Inps inviò migliaia di missive, ribattezzate ‘cartelle pazze’, con quali si chiedeva di regolarizzare posizioni contributive non dovute per rapporti di lavoro conclusi anche decenni prima. Importante, dunque, recuperare subito la documentazione relativa al rapporto di lavoro oggetto dell’accertamento che, precisiamo, non ha inizialmente valore esecutivo ma interrompe i termini di prescrizione (5 anni).

Tra le motivazioni oggettive che possono giustificare un eventuale vuoto contributivo troviamo: congedo di maternità; permesso non retribuito o malattia non retribuita che comporta la conservazione del posto di lavoro fino a 180 giorni. Tutte queste condizioni, semmai si siano verificate, potrebbero aver generato un legittimo vuoto nel versamento dei contributi poiché prevedono un sospensione dell’obbligo. In questo caso, dunque, la richiesta di regolarizzazione sarebbe infondata.

Come procedere? L’Inps invita i datori a mettersi in contatto con i propri uffici entro 30 giorni dalla ricezione dell’avviso tramite Contact Center (da telefono chiamando il numero verde 803.164 o da cellulare digitando lo 06.164164) oppure utilizzando il servizio ‘Lavoratori domestici’ dal sito dell’Inps. In entrambi i casi è necessario essere in possesso del Pin dispositivo rilasciato dall’Inps.

Se la richiesta di pagamento è fondata

In questo caso è necessario provvedere alla regolarizzazione della posizione entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione ed il pagamento andrà effettuato tramite modello f24 inserendo i codici indicati nell’avviso.

Cosa comprende l’importo richiesto? Oltre ai contributi non versati la cifra prevede le sanzioni civili e gli interessi di mora. Per agevolare le famiglie l’Inps ammette anche la rateizzazione delle somme tramite presentazione di apposita istanza (modulo SC80 scaricabile sul portale dell’Istituto).

Un consiglio ai datori? Considerando che la semplice dimenticanza è tra le cause principali a generare vuoti contributivi, ricordiamo alle famiglie che il versamento dei contributi Inps e Cassa Colf è trimestrale: la prossima scadenza è fissata per il 10 gennaio 2019 quando dovranno essere versati i contributi per l’attività lavorativa svolta tra ottobre e dicembre 2018. Altre date da segnare sul calendario sono quella del 10 aprile 2019 (per attività svolta da gennaio a marzo) del 10 luglio 2019 (aprile-giugno) ed infine del 10 ottobre 2019 (luglio-settembre).

FONTE

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