Anziani in aumento e famiglie sole: “Cresce il ricorso alle badanti”

La fotografia in un’indagine di Confartigianato: in Piemonte l’incidenza più elevata nel Torinese, molti si indebitano per fare fronte ai costi dell’assistenza Aumenta l’età media della popolazione, e le malattie correlate: perché non sempre durata e qualità di vita sono sinonimi. A maggior ragione, in un Paese dove il sistema di welfare presenta ampi margini […]

La fotografia in un’indagine di Confartigianato: in Piemonte l’incidenza più elevata nel Torinese, molti si indebitano per fare fronte ai costi dell’assistenza

Aumenta l’età media della popolazione, e le malattie correlate: perché non sempre durata e qualità di vita sono sinonimi. A maggior ragione, in un Paese dove il sistema di welfare presenta ampi margini di miglioramento. Non a caso,l’assistenza agli anziani – specie quelli resi ancora più fragili dal ventaglio delle patologie correlate alla vecchiaia – è diventato un punto nodale per le famiglie. Il peso crescente delle badanti, per chi può permettersele, rientra in questo discorso. Se ne parlerà domani (venerdì 30 novembre) durante il convegno di Confartigianato Imprese Piemonte e Anap Piemonte, acronimo di Associazione nazionale anziani e pensionati, dal titolo: “Salute, benessere e cronicità: le nuove sfide” dalle ore 10.00 presso Starhotels Majestic in corso Vittorio Emanuele II, 54). Obiettivo: illustrare i nodi fondamentali del concetto di salute inteso nella più ampia accezione di benessere psicofisico e sociale e di tutte quelle patologie croniche, talvolta invalidanti, e dei relativi percorsi di assistenza. Nell’occasione si farà il punto sulle liste di attesa e l’accesso alla diagnosi e alla cura.

I dati 

Secondo un’indagine di Confartigianato in Italia nel 2016 le badanti erano 291.549: per il 93,3% donne e per il restante 6,7% uomini. Sei badanti su dieci provenivano dall’Europa dell’Est (60,8%), quasi un quinto le italiane (18,5%). Si contavano 2,2 badanti ogni 100 anziani con 65 anni ed oltre, quota che raddoppiava arrivando a 4,2 ogni 100 anziani con 75 anni ed oltre. Si raggiungeva una incidenza ancor maggiore, pari a 5,5 badanti, prendendo a riferimento la popolazione con 75 anni ed oltre non in buona salute. Ancora: l’analisi territoriale dimostrava che il rapporto percentuale tra badanti e popolazione con 75 anni ed oltre non in buon stato di salute era maggiore in Sardegna con il 15,5%, mentre il Piemonte con il 5,9% si posizionava all’undicesimo posto della classifica regionale. A livello provinciale, in 44 territori si registrava una incidenza di badanti su persone con 75 anni ed oltre non in buona salute superiore alla media nazionale del 5,5%.

In Piemonte 

Per quanto riguarda le province del Piemonte, l’incidenza più elevata (superiore alla media nazionale 5,5%) di badanti su persone con 75 anni ed oltre non in buona salute si registrava a Torino (6,4%) e a Cuneo (6,3%): seguivano Asti (5,4%); Novara (5,3%); Biella e VCO (5,1%); Alessandria (4,5%) ed infine Vercelli (4,1%). 

Famiglie sole 

«L’età media della popolazione si sta alzando – ricorda Giuseppe Ambrosoli, Presidente Anap Piemonte -: gli anziani sono in aumento e la qualità della vita della gran parte di loro è soddisfacente ma sono comunque tante le patologie, non sempre gravi, che accompagnano la terza età. Compreso l’aspetto psicologico, come la depressione, che può anche incidere sullo stato di salute. E’ importante sottoporre l’anziano ad valutazione psicofisica per avere diagnosi mirate e oculate e adeguate terapie con percorsi di assistenza». Non solo: «Spesso è indispensabile l’impegno di tutta la famiglia nel gestire cronicità invalidanti, fisiche o psichiche, come l’Alzheimer, l’osteoporosi etc.».

Costi e sacrifici 

Da qui il ricorso alle badanti: «In Italia i servizi di cura alle persone non autosufficienti sono a carico della famiglia e in molti casi richiedono la presenza di badanti, che prestano un’attività lavorativa continuativa di assistenza. Molto spesso, poi, i familiari sono letteralmente abbandonati a se stessi, dovendo sopperire, nella loro battaglia quotidiana, alla carenza di sostegno da parte dello Stato e di un welfare inadeguato ai nuovi bisogni di assistenza. Il modello italiano di domiciliarità sta mostrando sempre più forti limiti di inadeguatezza, con tagli ai servizi socio assistenziali e scarse risorse. Le famiglie sono sempre di più con l’acqua alla gola, danno fondo a tutti i risparmi e spesso sono costrette a indebitarsi, a vendere casa anche in nuda proprietà per pagare l’assistenza a un loro caro non autosufficiente. Insomma, l’Italia non è un Paese per vecchi».