Dai contributi allo stipendio, nel 2019 per le badanti aumentano gli importi

Nuove tabelle per le retribuzioni ma anche nuovi parametri per i contributi previdenziali per badanti, colf e baby sitter. Per effetto dell’inflazione e dei tassi certificati dall’Istituto Nazionale di Statistica, il costo per la badante o la colf aumenta nel 2019 per quelle famiglie che ne hanno alle dipendenze una. Gli stipendi minimi infatti, sono […]

Nuove tabelle per le retribuzioni ma anche nuovi parametri per i contributi previdenziali per badanti, colf e baby sitter.

Per effetto dell’inflazione e dei tassi certificati dall’Istituto Nazionale di Statistica, il costo per la badante o la colf aumenta nel 2019 per quelle famiglie che ne hanno alle dipendenze una. Gli stipendi minimi infatti, sono aggiornati annualmente proprio in base alla variazione del costo della vita e queste soglie vengono fissate nel Ccnl di categoria in base ai livelli di inquadramento del lavoratore. Il versamento dei contributi è collegato alle retribuzioni, perché sulle 3 fasce stipendiali che la legge stabilisce, tutte livellate per ore di lavoro, vengono commisurati i contributi dovuti per colf, badanti e baby sitter. Vediamo nello specifico cosa si deve erogare come stipendio e cosa si deve versare all’Inps come contributi per seguire alla lettera le disposizioni normative in materia di lavoro domestico.

Lo stipendio minimo 2019

Le nuove tabelle sono state aggiornate recentemente al Ministero del Lavoro dopo l’incontro tra associazioni datoriali (quelle in rappresentanza dei datori di lavoro e quindi delle famiglie) e rappresentanze sindacali dei lavoratori. Come abbiamo detto in premessa, le tabelle riportano le retribuzioni minime previste dal contratto collettivo distinte in base al livello di inquadramento del lavoratore dai collaboratori domestici classici, che svolgono le normali mansioni di pulizia e cura della casa o di semplice compagnia, alle lavoratrici più qualificate nella cura e assistenza di persone non autosufficienti. Le retribuzioni base pertanto sono:

  • Categoria A: € 636,20 al mese per i conviventi o € 4,62 ad ora per i non conviventi;
  • Categoria AS: € 751,88 ed € 5,45;
  • Categoria B: € 809,71 ed euro 5,78;
  • Categoria BS: € 867,55 ed € 6,13;
  • Categoria C € 925,40 ed € 6,47;
  • Categoria CS: € 983,22 ed € 6,82 orari per i non conviventi;
  • Categoria D € 1.327,76 ed € 7,87;
  • Categoria D: € 1.385,60 ed € 8,21.

Occorre ricordare anche che nel caso di lavoratori da più anni alle dipendenze degli stessi datori di lavoro, alle paghe minime previste va aggiunto lo scatto di anzianità biennale. 

Inoltre, gli stipendi base non prevedono le indennità di vitto e alloggio che nel caso di lavoratori conviventi, vanno erogate nella misura di 163,80 euro al mese.

I contributi Inps

In capo al datore di lavoro c’è anche l’obbligo di versare a cadenza trimestrale i contributi previdenziali per il lavoratore, che poi potranno essere sfruttati da quest’ultimo per la pensione futura o per le eventuali domande di disoccupazione al termine del rapporto di lavoro ed in assenza di una nuova ed immediata occupazione. I versamenti vanno effettuati ogni 10 gennaio, 10 aprile, 10 luglio e 10 ottobre di ciascun anno. L’Inps adotta un sistema di calcolo degli importi dovuti come contribuzione riferiti ad ore di lavoro e pertanto occorre ricondurre tutti gli emolumenti erogati al lavoratore alle ore di lavoro effettivamente svolte, cioè oltre allo stipendio base anche le indennità di vitto e alloggio e la tredicesima. 

Pertanto, per una paga base per ora di lavoro fino ad 8,06, per esempio, si devono versare € 1,42 di contributi giornalieri. Tra € 8,07 ed e 9,81 di paga effettiva, € 1,61 di versamento contributivo. Per stipendi orari più alti di 9,81 euro invece, sono dovuti € 1,97 di contributi. Si sottolinea che in base alle nuove tabelle Inps di inizio febbraio, per i rapporti di lavoro che prevedono durate settimanali superiori a 24 ore, il contributo Inps dovuto per ora di lavoro è di € 1,04.

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