Reddito di cittadinanza: quali incentivi per le famiglie datrici di lavoro domestico?

Anche le famiglie datrici di lavoro domestico che assumeranno percettori di reddito di cittadinanza avranno diritto agli sgravi contributivi previsti per le imprese? La possibilità che questo avvenga è legata all’approvazione di un emendamento contenuto nel corposo fascicolo di proposte di modifiche al decreto 4/2019 che in questi giorni sono state presentate dai partiti in Commissione Lavoro […]

Anche le famiglie datrici di lavoro domestico che assumeranno percettori di reddito di cittadinanza avranno diritto agli sgravi contributivi previsti per le imprese? La possibilità che questo avvenga è legata all’approvazione di un emendamento contenuto nel corposo fascicolo di proposte di modifiche al decreto 4/2019 che in questi giorni sono state presentate dai partiti in Commissione Lavoro al Senato.

Uno degli oltre 1600 emendamenti presentati che, se approvato, potrebbe cambiare la vita di tante persone, e più precisamente di circa 2 milioni di famiglie, tra quante ogni giorno sono costrette a ricorrere all’aiuto di personale esterno per accudire genitori anziani, figli piccoli o semplicemente la propria casa.

Avendo l’onore e la responsabilità di rappresentare quelle tante famiglie Assindatcolf ha presentato una Memoria al Senato in occasione dell’audizione avuta lo scorso 4 febbraio a Palazzo Madama. Cuore di quel documento era proprio la richiesta di modificare l’art. 8 del decreto legge, quello che disciplina gli incentivi da destinare a chi assumerà lavoratori percettori di reddito di cittadinanza.

Riferendosi esplicitamente solo alle ‘imprese’, la richiesta avanzata da Assindatcolf è stata proprio quella di modificare la rubrica dell’articolo, al fine di estendere le agevolazioni contributive anche ai datori di lavoro domestico che assumeranno lavoratori (quindi colf, badanti e baby sitter) beneficiari del reddito di cittadinanza.

Fortunatamente l’istanza è stata recepita dal gruppo dei senatori del Movimento 5 Stelle, che ha presentato un emendamento che va in quella direzione. Ma perché dalle parole si passi ai fatti e le agevolazioni diventino una realtà c’è bisogno del sostegno di tutti. Stiamo parlando di una misura di buonsenso e non di una bandiera politica.

Quali sarebbero i vantaggi? Per prima cosa le famiglie potrebbero finalmente contare su un sostegno da parte dello Stato. In una società che tende strutturalmente all’invecchiamento e nella quale il welfare pubblico non è ormai più in grado di soddisfare le esigenze dei singoli, il peso dell’assistenza e della cura è finito col ricadere del tutto, o quasi, in ambito familiare. Una sorta di welfare ‘fai da te’ che in questi anni ha saputo garantire la tenuta sociale del Paese. Un ruolo importante che, però, non ha ottenuto il giusto riconoscimento.

Equità sociale ma non solo. Il comparto detiene il triste primato del lavoro irregolare. Su 2 milioni di domestici più della metà lavorano in casa senza contratto. Parliamo di circa 1,2 milioni di colf, badanti e baby sitter in nero, ovvero 6 domestici su 10.

Per quanto deprecabile, non potendo contare su un sistema di agevolazioni fiscali adeguate, le famiglie sono state spesso costrette ad evadere, nella speranza di poter risparmiare qualcosa non versando i contributi ai propri dipendenti. Se alle detrazioni attuali si aggiungessero nuovi incentivi si potrebbe finalmente iniziare ad invertire questa tendenza, facendo emergere una quota rilevante del lavoro oggi sommerso.

Più assunzioni significherebbero anche meno richieste di sussidi pubblici da parte di chi è in difficoltà economica, in primis proprio di reddito di cittadinanza. Perché in quel bacino di 1,2 milioni di lavoratori domestici oggi in nero si potrebbero nascondere furbetti che, pur non avendone diritto, avanzeranno domanda di accesso al RdC.

Un motivo in più per ricomprendere le famiglie, cosa che noi auspichiamo avvenga.