Contratto di lavoro dipendente: tutto quello che devi sapere

Quanti tipi di contratto esistono, cosa deve contenere il documento che andrai a firmare e quali sono i tuoi diritti e doveri. Ecco in cosa consiste il contratto di lavoro dipendente. A seguito di questo, ottiene una retribuzione economica, una copertura previdenziale, delle garanzie in caso di malattie e infermità e in generale anche garanzia di continuità. […]

Quanti tipi di contratto esistono, cosa deve contenere il documento che andrai a firmare e quali sono i tuoi diritti e doveri. Ecco in cosa consiste il contratto di lavoro dipendente.

A seguito di questo, ottiene una retribuzione economica, una copertura previdenziale, delle garanzie in caso di malattie e infermità e in generale anche garanzia di continuità.

Tale lavoro può essere svolto, come dicevamo o per una persona sola (pensate al caso in cui si lavori come badante o baby sitter), per un’impresa individuale, società, studio professionale, associazione, ente privato ecc… ed è di solito regolato da un contratto individuale che fissa nero su bianco diritti e doveri di entrambi le parti. Spesso tale contratto rientra nei cosiddetti CCNL, ossia contratti collettivi nazionali di lavoro.

I diversi tipi di contratto di lavoro dipendente

Il contratto di lavoro dipendente può essere o a tempo indeterminato o determinato. Detto questo possono variare a seconda dell’orario, di dove viene svolto il lavoro, se si svolge direttamente per il datore direttamente o magari tramite una terza parte ecc….

Sono pertanto contratti di lavoro dipendente:

  • contratto a tempo indeterminato o detto, con il Jobs Act, a tutele crescenti. Non ha una scadenza (ma ciò non vuol dire che non può essere sciolto) e dopo l’introduzione del Jobs Act, prevede tutele che crescono man mano che passa il tempo, anche per quanto riguarda il licenziamento. Il contratto a tempo indeterminato può essere sia full time che part time.
    Nel primo caso, come stabilito dal D.legs 66/2003 (a meno che il CCNL non dia indicazioni diverse) al lavoratore viene chiesto di lavorare 40 ore a settimana, nel secondo caso gli può essere chiesto di lavorare 16 ore (come minimo) o 24.
  • Contratto a tempo determinato: che ha cioè una “scadenza”, vale a dire che il lavoro viene effettuato entro un periodo che le parti hanno concordato. Tale periodo può essere anche prolungato fino a 4 volte purché tali proroghe avvengano entro 24 mesi, come stabilito con il Decreto Dignità. Anche il contratto a tempo determinato può essere sia full time che part time.
  • Contratto di lavoro intermittente, detto anche a chiamata
  • Contratto di telelavoro per dipendenti che si svolgono in un luogo diverso rispetto a quella che è la sede dell’azienda
  • Contratto di somministrazione lavoro, la cui gestione è affidata a terze parti, le cosiddette agenzie per il lavoro
  • Contratto di apprendistato che ha per lo più formativo

Il contratto di lavoro dipendente sancisce poi alcuni diritti che non ci sono per i lavoratori autonomi che, come dice la stessa parola, decidono modalità e luogo di svolgimento del loro lavoro a seconda delle loro esigenze.

Cosa contiene il contratto di lavoro dipendente

Fermo restando che tale tipologia di contratto può essere applicata in ogni settore ecco cosa conterrà un contratto di lavoro dipendente:

  • mansioni, qualifica e livello in cui si dice il tipo di attività che il dipendente dovrà svolgere
  • durata: tempo determinato o in determinato
  • periodo di prova: come verrà regolato il periodo in cui azienda e lavoratore si “testano” a vicenda
  • orari di lavoro, se full time o part time e orari di entrata e uscite prevista
  • retribuzione: a quanto ammonta il compenso
  • ferie e permessi
  • eventuali buoni pasto ed eventuali bonus
  • luogo di svolgimento del lavoro

Tra i vantaggi di avere un contratto di lavoro dipendente, c’è sicuramente il riconoscimento delle ferie e deipermessi, avere i giorni di malattia retribuiti e il fatto che la maggiorparte dei contributi è a carico del datore di lavoro. Vediamo nel dettaglio.

Ferie e lavoro dipendente

Per ferie si intende quel periodo retribuito in cui il lavoratore si astiene dall’attività lavorativa. Sono un diritto irrinunciabile del lavoratore dipendente, fondamentale per dargli modo di riposare sia dal punto di vista fisco che psichico, di dedicarsi completamente agli affetti, la famiglia e tutto quello che non riesce a fare mentre lavora full o part time.

La durata minima delle ferie è di 4 settimane l’anno, anche se i CCNL possono dare disposizioni diverse in merito. Andrebbero sempre concordate tra lavoratore e dipendente, ma questo non succede tutte le volte. Quello che è bene ricordare è che nessun lavoratore dovrebbe mai rinunciare al suo periodo di ferie.

Oltre alle ferie, al lavoratore dipendente spettano delle ore di permesso retribuite.

Malattia e lavoro dipendente

Nel contratto di lavoro dipendente viene anche riconosciuto il diritto all’assenza per malattia, ai senti dell’art. 2110 del Codice Civile, così come avviene nel caso di un infortunio. Il Codice Civile dice che al lavatore malato spetta comunque il diritto di percepire una retribuzione che varia secondo quanto previsto dalla Legge o dalla contrattazione collettiva.

Quanto alla malattia, può gravare direttamente o in parte sul datore di lavoro o sull’INPS, Istituto nazionale di previdenza.

Contributi e lavoro dipendente

Chi ha un lavoro dipendente è ovviamente agevolato per quanto riguarda i contributi, ossia quella somma che viene “messa da parte” per la pensione. I contributi vengono prelevati dal datore di lavoro attraverso la busta paga e versati all’INPS.

Il nostro sistema, detto contributivo, prevede per la maggiorparte delle categorie dei lavoratori dipendenti che vengano calcolati in percentuale rispetto alla retribuzione: una parte è a carico dell’azienda, un’altra a carico del lavoratore. Cosa che comunque il lavoratore dipendente non vede perché, come dicevamo, vengono presi direttamente dalla busta paga.

Lavoro dipendente e maternità

Nel contratto di lavoro dipendente (ma anche per i parasubordinati) è incluso anche il periodo di astensione per maternità.

Così come prevede la normativa, la sospensione dal lavoro riguarda i 2 mesi precedenti la data del parto (ovviamente presunta) e i 3 mesi successivi, anche se il Testo Unico prevede che le lavoratrici si possano astenere il mese prima e restare a casa nei quattro mesi dopo. Questo a patto che un medico del Servizio Sanitario Nazionale, o convenzionato, assicuri che la lavoratrice può continuare a lavorare nonostante la distanza ravvicinata e che non ci siano rischi per il bambino.

Inoltre, la Legge di Bilancio 2019 ha anche previsto l’eventualità che la madre resti fino alla data del parto per usufruire dei 5 mesi di congedo dopo che il bambino è nato. Anche qui bisogna garantire la salute sia della madre che del nascituro. Esiste, poi, anche la maternità facoltativa.

Quanto alla retribuzione, la lavoratrice percepisce durante il periodo di congedo una indennità economica dell’80% della retribuzione giornaliera.

Anche i papà hanno diritto a un periodo di astensione, quello che viene definito congedo di paternità, ma solo se appunto non è la madre a usufruirne perché purtroppo deceduta, inferma o magari perché ha abbandonato il bambino. Il papà può avere il congedo anche qualora la madre sia una lavoratrice autonoma con diritto all’indennità di maternità. Il congedo di paternità è da non confondere con il congedo papà ossia i giorni che spettano ai padri per il parto, adozione o affidamento.

Sempre per quanto riguarda i figli, ai lavoratori dipendenti viene riconosciuto anche il congedo parentale.

Lavoro dipendente e partita IVA

Chi ha un contratto come lavoratore dipendente non è escluso possa lavorare anche con partita IVA. Ovviamente dipende anche dai casi.

Il dipendente privato può aprire la partita IVA come libero professionista o come ditta individuale. Quello che è importante è che non ci siano problemi di compatibilità con il suo lavoro (non può assentarsi dal lavoro dipendente per portare avanti la sua attività) e purché non sia in concorrenza con il lavoro che svolge per l’azienda, società ecc… Questo a meno che non sia indicato nel contratto diversamente.

È obbligatorio comunicare al datore di lavoro di avere una partita IVA? No, però è buona cosa farlo, sia per onestà e per evitare in seguito sospetti che tu possa dedicarti più alla tua attività in proprio che al lavoro per cui l’azienda ti paga.

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