“Sindrome Italia”, ecco il disturbo che colpisce le badanti straniere nel nostro Paese

Oltre 800.000 persone lavorano come badante in Italia con regolare contratto e molte di esse accusano gli effetti del troppo lavoro, della distanza da casa e della solitudine In una piccola stanza del Socola Psychiatric Institute di Iasi, la più grande struttura psichiatrica in Romania, Ana (nome fittizio) riceve la diagnosi di depressione. I dottori […]

Oltre 800.000 persone lavorano come badante in Italia con regolare contratto e molte di esse accusano gli effetti del troppo lavoro, della distanza da casa e della solitudine

In una piccola stanza del Socola Psychiatric Institute di Iasi, la più grande struttura psichiatrica in Romania, Ana (nome fittizio) riceve la diagnosi di depressione. I dottori riportano che soffre di “Sindrome Italia”, definizione utilizzata in Romania per i problemi di salute mentale accusati dopo aver lavorato come badante in Italia. “Avevo paura di fare le scale. Quando dovevo attraversare la strada, avevo paura e chiedevo: “Per favore, potete aiutarmi?”. Era la paura di uscire da sola”, racconta Ana, oggi 63 anni, che ha lasciato la Romania nel 2003 per venire in Italia.

È stata una decisione difficile quella di lasciare i suoi figli, uno dei quali aveva solo 2 anni quando è andata via, ma era l’unico modo per guadagnare qualche soldo. I bambini sono stati cresciuti dal padre grazie ai soldi che Ana inviava a casa. “Pesavo 58kg. Dopo due mesi, ne pesavo 48. Non riuscivo a dormire durante la notte. Era un duro lavoro, ma non dicevo nulla”, ha aggiunto. Poiché in Italia era da sola, Ana non usciva mai nelle sue ore libere. Intanto in Romania, il marito spendeva i soldi che lei inviava, quindi alla fine Ana ha scelto di affidare la responsabilità finanziaria alla sorella e di divorziare. Dopo 15 anni, Ana è tornata in Romania, incapace di sostenere ancora la vita in Italia.

Tania Carnuta ha lavorato in Italia dal 2006 e dopo 30 anni di matrimonio, il marito ha deciso di divorziare. “La Sindrome Italia inizia a casa. Iniziano a guardarti come un bancomat. Sei stressata dal lavoro e chiami casa per calmarti, per parlare della tua sofferenza. Ma le persone a casa non ti capiscono”, ha raccontato.

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La Sindrome Italia è un fenomeno socio-sanitario. La maggior parte delle volte, è una forma di depressione caratterizzata da ansia, apatia, astenia psichica e fisica, con distrazione, insonniaassociata e un’indole profondamente triste, scolpite da una sensazione di alienazione. È la fragilità genetica di ogni persona che emigra, peggiorata dal vivere in un Paese nuovo con altre culture, altre tradizioni, senza sapere la lingua”, ha spiegato Andreea Nester, psichiatra del Socolo Hospital. La collega Cozmin Mihai spiega che su 3.000 pazienti depressi all’anno, circa 150 (5%) hanno la Sindrome Italia.

“La Sindrome Italia non è una diagnosi scientificamente riconosciuta. La definizione è stata inventata da due psichiatri ucraini nel 2005. È composta da stress fisico e psicologico”, ha dichiarato Donatella Cozzi, ricercatrice dell’Università di Udine che ha visitato la città di Iasi, nella Romania orientale, per studiare il fenomeno. Secondo una relazione delle Nazioni Unite, tra il 2007 e il 2017, circa 3,4 milioni di rumeni hanno lasciato il loro Paese, rappresentando il 17% della popolazione.

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Claudio Piccinini, coordinatore di INCA-CGIL, ha dichiarato che secondo l’INPS ci sono oltre 800.000 persone che lavorano come badante in Italia con regolare contratto. La richiesta per il loro lavoro è molto alta in un Paese con 13,4 milioni di anziani, classificata dalle Nazioni Unite come terza a livello mondiale in termini di aspettativa di vita.

C’è una mancanza di flessibilità in questo tipo di lavoro, non ci sono forme come il part-time. C’è un’interpretazione errata di “vitto e alloggio”. Il lavoratore teoricamente può andarsene tutta la notte; le loro ore di lavoro devono essere rispettate”, ha detto Maddalena D’Aprile, reclutatrice di Roma. Secondo D’Aprile, lo sfruttamento avviene da entrambe le parti: “Dal lato delle famiglie, c’è spesso questa tendenza a sfruttare i lavoratori, a chiedere troppo, a non fornire un adeguato alloggio, spesso a non dare abbastanza cibo. Anche dal lato dei lavoratori, abbiamo sentito cose terribili: persone che davano tranquillanti agli anziani per tenerli calmi”.

sindrome italia badantiMaria Gradinariu ha seguito suo figlio in Italia: “In 16 anni, ho perso mia madre, mio marito, mio suocero, mia suocera, fratelli e noi non siamo mai stati con loro. Sono venuta qui per trovare un vita migliore. Abbiamo trovato solo lavoro, lavoro e ancora lavoro. Sentiamo la Sindrome Italia perché non siamo libere quando lo vogliamo, siamo libere come badanti solo il giovedì pomeriggio e tutta la giornata di domenica, ma se hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di denaro, allora rimaniamo”.

A Roma, la Chiesa di San Pantaleo rappresenta il luogo in cui le donne si riuniscono nei giorni liberi per socializzare, chiedere consigli e parlare la loro lingua madre. Viene da chiedersi insomma: le badanti badano ai nostri anziani, ma chi bada alle badanti?

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