Vertenza colf, come si fa e dove si deve presentare

Una colf, per tutelare i propri diritti di lavoratrice, legali e previdenziali, nel caso sia assunta in nero o veda qualche suo diritto violato, può denunciare quanto accaduto presso le autorità, facendo vertenza al proprio datore di lavoro. Anche quando cessa il rapporto di lavoro, dopo aver ottenuto la liquidazione, molte colf ricorrono alle vertenze per richiedere la […]

Una colf, per tutelare i propri diritti di lavoratrice, legali e previdenziali, nel caso sia assunta in nero o veda qualche suo diritto violato, può denunciare quanto accaduto presso le autorità, facendo vertenza al proprio datore di lavoro. Anche quando cessa il rapporto di lavoro, dopo aver ottenuto la liquidazione, molte colf ricorrono alle vertenze per richiedere la differenza retributiva. Prima di procedere è bene sapere che cos’è una vertenza sindacale e come va fatta.

Vertenza colf, come si deve procedere

Il primo passo per fare vertenza è quello di denunciare l’accaduto presso l’Ispettorato del lavoro del capoluogo dove viene svolta l’attività lavorativa oppure proporre ricorso con il proprio legale presso il Tribunale del lavoro del territorio dove lavora in nero.

Nella denuncia presso l’Ispettorato del lavoro bisogna indicare:

  • il luogo in cui presta la propria attività lavorativa;
  • gli orari;
  • l’attività svolta;
  • la data di inizio del lavoro;
  • le modalità di pagamento;
  • eventualmente possono essere indicati anche dei testimoni.

Denuncia autonoma presso l’ispettorato

La denuncia può essere fatta anche in maniera anonima e, una volta giunta all’Ispettorato del lavoro, da qui partiranno i controlli per verificare le negligenze da parte del datore di lavoro. In un primo momento, si richiederà una riconciliazione fra datore di lavoro e colf ma, nel caso in cui non si trovi un accordo, la questione sarà rimandata in Tribunale. Per evitare questioni legali e una vertenza da parte della colf, è bene che il datore di lavoro sia in regola scrivendo un contratto legale e dichiarandolo all’INPS.

Se non lo fa, possono esserci delle sanzioni a carico del datore di lavoro per ogni lavoratore al tasso del
30% in base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di
3000 euro. Un altro consiglio per evitare la vertenza è quello di rivolgersi ad un CAF o ad un commercialista per elaborare la busta paga della colf o il conteggio di lavoro per il calcolo del Trattamento di fine rapporto.

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