Permesso di soggiorno da stagionale a tempo indeterminato, ecco le opportunità

Quali previsioni per colf e badanti soprattutto se legate all’assistenza di persone non autosufficienti. L’esigenza ormai sempre più diffusa di assumere colf e badanti se da un lato ha provocato l’aumento del numero delle lavoratrici italiane disposte ad offrire le loro prestazione in tal settore, dall’altro lato tale aumento risulta essere insufficiente a coprire la copiosità delle domande. La […]

Quali previsioni per colf e badanti soprattutto se legate all’assistenza di persone non autosufficienti.

L’esigenza ormai sempre più diffusa di assumere colf e badanti se da un lato ha provocato l’aumento del numero delle lavoratrici italiane disposte ad offrire le loro prestazione in tal settore, dall’altro lato tale aumento risulta essere insufficiente a coprire la copiosità delle domande. La mancata proporzione tra domanda ed offerta alza l’attenzione sulla questione che concerne la possibilità di far “entrare”  in modo regolare stranieri extracomunitari offrendo loro un lavoro. Ogni anno, infatti, Il Governo stabilisce, con l’approvazione di un apposito decreto (comunemente conosciuto come “decreto flussi”), il limite quantitativo di extracomunitari  che possono essere regolarmente accolti nel nostro Paese. Per il 2018 il numero massimo di lavoratori stagionali assumibili è stato di 30.850 persone suddivise in diversi e specifici scaglioni comprensivi di quote determinate in base alla tipologia di lavoro a cui le suddette persone extracomunitarie sono destinate (stagionale, non stagionale ed autonomo) e, in alcuni casi, allo stato di appartenenza. Tali quote nazionali  vengono poi distribuite tra le Regioni, e successivamente tra le province. Al di là dei valori numerici che di anno in anno possono mutare, ciò che è importante sottolineare è che la ratio che sottende il suddetto decreto non è quella di rendere regolari  coloro che  senza  permesso di soggiorno (e quindi clandestinamente) si trovano già in Italia, bensì quella di permettere ai cittadini ancora residenti nel loro paese di origine di emigrare mediante l’attivazione di una apposita procedura che può essere definita come una sorta di “assunzioni a distanza”: è il datore di lavoro, infatti,  a dover far domanda al fine di assumere un cittadino straniero e permettere  il suo legittimo ingresso.

Le domande devono essere presentate nei tempi stabiliti dal decreto (per quest’anno il termine ultimo è il 31/12)  presso lo Sportello Unico per l’immigrazione competente e attraverso una apposita procedura telematica finalizzata ad ottenere il nulla osta al lavoro, requisito essenziale affinché il lavoratore straniero possa munirsi del visto che consente l’ingresso legittimo in Italia. Successivamente, una volta che il datore di lavoro è stato autorizzato, ed il lavoratore arriva in Italia, “entro otto giorni dall’ingresso nel territorio nazionale, deve recarsi allo Sportello Unico competente ( Uffici della Prefettura ) che, a seguito di verifica del visto rilasciato dall’autorità consolare e dei dati anagrafici del lavoratore medesimo, previa esibizione di un titolo idoneo a comprovare l’effettiva disponibilità dell’alloggio, della richiesta di certificazione d’idoneità alloggiativa, nonché  della dichiarazione di impegno al pagamento delle spese di viaggio (…) sottoscrive il contratto di soggiorno per lavoro”. L’assunzione è poi trasmessa secondo le ordinarie modalità al centro per l’impiego o, nel caso di colf e badanti, all’INPS. Le domande, ovviamente, sono accolte fino al raggiungimento delle quote massime stabilite. Per quanto concerne il lavoro domestico il problema principale è che non esiste ancora, nonostante si auspichi ad un cambiamento di rotta per il nuovo anno, alcuna quota riservata a tali lavoratori e ciò comporta che i datori di lavoro domestici devono far rifermento al limite quantitativo relativo al numero massimo previsto per l’accoglienza di lavoratori subordinati non stagionali, quota che inevitabilmente risulta essere esigua se paragonata alle attuali esigenze delle famiglie italiane.

Vero è che, a differenza di quanto accade negli altri settori per le assunzioni di stranieri ancora residenti all’estero, nel settore domestico, e nello specifico per le prestazioni relative all’assistenza di persone non autosufficienti, i requisiti necessari  affinché sia possibile effettivamente ricorrere alla suddetta procedura sono stati in parte adeguati ai reali bisogni del nostro Paese: infatti, proprio per agevolare anche le famiglie con situazioni economiche non soddisfacenti, il datore di lavoro non è obbligato a dimostrare di possedere alcun reddito minimo per la presentazione della domanda e il successivo nulla osta. Ulteriore modo per sopperire all’esigenza di personale domestico è riscontrabile nella possibilità di ricorrere ai lavoratori stranieri entrati nel nostro paese con regolare contratto stagionale. Con tale tipologia contrattuale non è possibile assumere personale domestico però, in virtù di quanto disposto dal “decreto flussi” valido per l’anno 2018, dopo solo tre mesi di rapporto di lavoro stagionale e ferma sempre la disponibilità delle quote a ciò riservate, l’originario permesso di soggiorno (per lavoro stagionale) può essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, requisito questo fondamentale per poter essere assunti  come collaboratori domestici e assistenti familiari. Nonostante ciò, la necessità di colf e badanti è tale da far si che da più parti si chieda un innalzamento del limite quantitativo di stranieri extracomunitari, richiesta che però sembra scontrarsi totalmente con le linee guida del nostro attuale Governo.

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