Lavoro nero e badanti irregolari: 9 arresti

Operazione “Badabene”: la Finanza sgomina un’associazione a delinquere che basava i sui traffici sul l’assistenza agli anziani. Fulcro era un sito dell’associazione varesina “Badante Brava” La Guardia di Finanza di Varese  ha arrestato questa mattina nove personecon l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e all’intermedizione illecita del lavoro. Cinque delle persone […]

Operazione “Badabene”: la Finanza sgomina un’associazione a delinquere che basava i sui traffici sul l’assistenza agli anziani. Fulcro era un sito dell’associazione varesina “Badante Brava”

La Guardia di Finanza di Varese  ha arrestato questa mattina nove personecon l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e all’intermedizione illecita del lavoro. Cinque delle persone si trovano agli arresti domiciliari mentre le altre quattro sono in carcere e tra loro le due donne considerate le menti del gruppo.

Le indagini sono cominciate il nel gennaio 2018 dopo la segnalazione di una badante con problemi di salute che si sentiva sfruttata. I militari, coordinati dalla Procura della repubblica di Varese, hanno così scoperto il meccanismo con cui le lavoratrici in nero dell’Est Europa -Russia, Ucraina e Bielorussia- venivano fatte arrivare in Italia e inserite nei circuiti lavorativi come badanti in nero.

Tutto gravitava attorno alle basi logistiche presenti a Varese, Milano e Torino. Ma il vero fulcro operativo era un sito dell’associazione varesina “Badante Brava”. Attraverso il canale informatico venivano date le indicazioni alle donne che poi una volta trovato il cliente partivano con tanto di bagagli al seguito verso la famiglia che richiedeva il servizio per accudire anziani o malati. Nell’attesa del lavoro l’organizzazione si occupava anche -previo pagamento di una diaria- di trovare un alloggio alle aspiranti badanti. L’accesso al servizio prevedeva il pagamento di una quota di ingressso di 600 euro a titolo di iscrizione all’associazione che tuttavia per statuto era priva di scopo di lucro.

Sia il comandante provinciale della Finanza generale Marco Lainati, sia il procuratore Daniela Borgonovo hanno insistito sulla valenza sociale di questa indagine che ha permesso di portare alla luce la spregiudicatezza di questa associazione che lucrava sui più deboli minando la concorrenza in un servizio sempre più richiesto: «Si danneggiava l’utente finale, ma anche i concorrenti», hanno ricordato. In tutto sono una cinquantina le badanti che hanno trovato occupazione da gennaio ad oggi per un giro di diverse decine di migliaia di euro.

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