Il governo ha revocato il bonus per asili nido e babysitter

L’esecutivo ha deciso di non prorogare il contributo, creato in via sperimentale nel 2013 per aiutare le donne a conciliare maternità e lavoro. Chi lo ha già ottenuto dovrà spenderlo entro l’anno, pena il suo azzeramento Chi vorrà mandare i propri figli all’asilo nido o assumere una babysitter, d’ora in poi dovrà contare solo sui propri […]

L’esecutivo ha deciso di non prorogare il contributo, creato in via sperimentale nel 2013 per aiutare le donne a conciliare maternità e lavoro. Chi lo ha già ottenuto dovrà spenderlo entro l’anno, pena il suo azzeramento

Chi vorrà mandare i propri figli all’asilo nido o assumere una babysitter, d’ora in poi dovrà contare solo sui propri risparmi. Il governo ha deciso di non prorogare per il 2019 il bonus per le neo famiglieintrodotto in via sperimentale dall’esecutivo Monti come misura alternativa al congedo parentale (che prevede 6 mesi a casa con una retribuzione pari al 30% dello stipendio).

La sospensione del bonus, che era nato per contrastare la decisione di alcune donne di licenziarsi a causa delle difficoltà di conciliare carriera e maternità, non è una novità delle ultime ore, a dire il vero: se n’era già parlato all’indomani dell’approvazione della legge di bilancio, alla fine del 2018.

La notizia è, però, tornata di attualità negli ultimi giorni dopo la pubblicazione di un comunicato sul sito dell’Inps con il quale l’istituto ha ricordato alle famiglie che hanno già ottenuto il bonus di consumarlo entro la fine del 2019, pena il suo annullamento. Il contributo per l’asilo nido potrà, invece, essere utilizzato fino al 31 luglio di quest’anno.

Come funzionava il bonus

Il bonus era destinato a tutte le madri che sceglievano di utilizzarlo al posto del congedo parentale. Il contributo poteva arrivare fino a un massimo di 3600 euro per sei mesi e poteva essere erogato a partire dal settimo mese del neonato, cioè subito dopo il termine del congedo di maternità. Ma la legge prevedeva la possibilità di richiederlo anche successivamente: la lavoratrice avrebbe potuto usufruire fino a che il figlio non avesse compiuto 17 mesi.

Il bonus copriva le spese dell’asilo nido o dell’assunzioni di una babysitter, era spalmato in un periodo di tre o sei mesi e le famiglie non potevano spendere più di 600 euro mensili. Superare la soglia equivaleva a rinunciare al contributo per il mese successivo.

Nonostante le limitazioni, il bonus piaceva molto alle famiglie italiane, almeno stando ai dati. Secondo il Corriere della Sera, solo nel 2017 ne avevano fatto richiesta 8100 madri, ed erano stati erogati voucher per 29,4 milioni di euro.

Cosa si sta dicendo in queste ore

L’opposizione ha criticato duramente il governo per questa decisione. Secondo il Partito democratico, abolire il contributo significa costringere le donne a scegliere tra maternità e lavoro. Il governo non è d’accordo. “Non dimentichiamo che nella legge di Bilancio sono stati potenziati altri istituti, come il bonus nido”, ha replicato la vicepresidente della Camera del Movimento 5 stelle, Maria Edera Spadoni.

Secondo un retroscena del Corriere, che cita fonti del partito di Matteo Salvini, la Lega, deputati e senatori leghisti avevano presentato emendamenti per rifinanziare il bonus e la mancata proroga sarebbe da imputare al Movimento 5 stelle. I grillini, però, hanno rispedito le accuse al mittente.

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