Sfruttamento della badante: non solo le famiglie, anche onlus e cooperative

Si tratta di un fenomeno diffusissimo quello dello sfruttamento del lavoro di badanti, colf ed altri collaboratori domestici, il più delle volte stranieri. Un fenomeno che adesso si sta sempre più diversificando, uscendo dal perimetro della semplice attività in nero. Cooperative e agenzie di somministrazione spesso false o non autorizzate o addirittura persone che fungono da Uffici di […]

Si tratta di un fenomeno diffusissimo quello dello sfruttamento del lavoro di badanti, colf ed altri collaboratori domestici, il più delle volte stranieri. Un fenomeno che adesso si sta sempre più diversificando, uscendo dal perimetro della semplice attività in nero. Cooperative e agenzie di somministrazione spesso false o non autorizzate o addirittura persone che fungono da Uffici di Collocamento illegali rappresentano la nuova frontiera dello sfruttamento dei lavoratori. Molte volte le famiglie o i datori di lavoro della badante piuttosto che della colf, sono solo i primi beneficiari dei vantaggi illeciti che queste situazioni producono, perché dietro di loro molti altri ottengono utili, come riporta un eloquente analisi del quotidiano “L’Avvenire”.

Agevolazioni e provvedimenti fino ad oggi inutili

I casi di cronaca sono pieni di notizie che riguardano arresti, multe e provvedimenti nei confronti di soggetti implicati in queste pratiche illegali. L’ultimo in ordine di tempo è di giovedì scorso, il 4 aprile quando le autorità hanno tratto in arresto due donne dell’Europa dell’Est che reclutavano loro connazionali per farle lavorare tra Lombardia e Piemonte in maniera irregolare dopo aver loro sequestrato il passaporto. Le due donne avevano aperto una falsa onlus, una ditta no-profit di somministrazione del lavoro domestico, un caso simile a quello che lo scorso anno portò la Cgil di Bergamo a denunciare una Cooperativa che sfruttava il lavoro domestico con il “trucco” della Partita Iva.

In pratica, la badante veniva pagata dalla Cooperativa alla quale le famiglie, evidentemente ignare, versavano stipendi da 1.200 a 1.500 euro per poi girarne circa la metà alla lavoratrice. Lo stesso che accadde in Emilia Romagna quando venne scovato un giro di cooperative avviate da cittadini polacchi che collocavano lavoratori presso le famiglie facendosi pagare oi relativi stipendi ed erogando alle lavoratrici somme nettamente più basse. Alle truffe vere e proprie si affiancano difficoltà economiche delle famiglie e alto costo del lavoro che rendono lo sfruttamento delle badanti ed il nero, un fenomeno in costante crescita. Secondo recenti studi le badanti che lavorano in nero sarebbero il 34% circa e spesso queste lavoratrici svolgono mansioni para-infermieristiche che non potrebbero essere svolte per motivi di sicurezza. Nonostante i recenti interventi normativi che riguardano le detrazioni per contributi versati per la badante, l’elevato costo del lavoro e la pochezza delle risorse in mano alle famiglie rende difficile da debellare questo fenomeno.

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