Badanti: ‘Non si curano e si ammalano gravemente’ l’appello di Padre Lupasteanu

Orari di lavoro pesanti e ritmi assurdi sono alla base dell’appello lanciato dal parroco durante le celebrazioni della Pasqua ortodossa. Da un funerale all’anno a due al mese, i numeri non mentono, questo quanto asserisce Padre Ioan Lupasteanu, Coordinatore di Settore presso la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia di stanza a Trento. Su un articolo del quotidiano […]

Orari di lavoro pesanti e ritmi assurdi sono alla base dell’appello lanciato dal parroco durante le celebrazioni della Pasqua ortodossa.

Da un funerale all’anno a due al mese, i numeri non mentono, questo quanto asserisce Padre Ioan Lupasteanu, Coordinatore di Settore presso la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia di stanza a Trento. Su un articolo del quotidiano l’Adige, Lupasteanu ha prodotto un appello alle famiglie che hanno alle loro dipendenze le badanti affinché rendano meno opprimente il lavoro che molte di queste donne sono costrette a svolgere, soprattutto dal punto di vista degli orari di lavoro troppo lunghi che non permettono loro di curarsi a dovere con serio pericolo per la loro salute. 

“Lavorano 24 ore su 24 e non si curano” questo un estratto delle parole del parroco durante le celebrazioni della messa per la Pasqua Ortodossa. Troppi decessi a causa di malattie gravi, in netto aumento rispetto al passato, danno forza all’appello di Padre Ioan.

Signore di mezza età le più colpite

L’evento che ha fatto scaturire l’appello è stato la morte e le con seguenti celebrazioni funebri di una donna di 60 anni che ha seguito a stretto giro un altro decesso di una donna di 47 anni, entrambe di professione badante. 

Badanti ammalate o morte perchè non trovano il tempo di curarsi. 

Entrambe le donne sono morte di cancro e ad entrambe la diagnosi è stata prodotta quando ormai era troppo tardi. Numeri nettamente superiori ed in costante aumento rispetto ai primi anni in cui il padre è arrivato a rappresentare gli Ortodossi in Italia (dal 2003). I decessi riguardano donne che da oltre 10 anni erano in servizio sul territorio italiano e che evidentemente secondo Lupasteanu, non si sono curate abbastanza e non hanno trovato il tempo per controllare il loro stato di salute perché impegnate in orari di lavoro massacranti.

La problematica è una cosa già ampiamente conosciuta, tanto è vero che l’Azienda Sanitaria Locale sta avviando un progetto che riguarda la corretta alimentazione dei lavoratori stranieri in Italia. Un altro problema messo in luce dal padre infatti è la scarsa alimentazione a cui sono abituate negli anni queste donne, che per mancanza di tempo e di danaro si alimentano poco e male. Il corpo ha bisogno di cibo per eliminare le tossine e spesso le condizioni di vita presso le famiglie o presso i soggetti bisognosi delle cure della badante non permettono loro di alimentarsi bene ed a sufficienza.

L’appello alle famiglie di datori di lavoro

In parole povere Lupasteanu considera i numeri di queste morti non una semplice coincidenza, ma frutto della tipologia di attività svolta dalle lavoratrici. Senza considerare che sempre riguardo ai numeri, molte donne scelgono di andare a farsi curare e probabilmente a morire nel loro paese natale e quindi le stime sui casi di decesso vanno riviste sicuramente ancora al rialzo. L’appello è per cercare di spronare i datori di lavoro a concedere turni meno estenuanti ai lavoratori o a concedere loro pomeriggi o giornate libere che potrebbero servire ai lavoranti per curarsi.

Infatti un’altra accusa mossa dal padre è quella che spesso, sempre per i turni di lavoro, molte donne non possono nemmeno andare a messa la domenica o non possono nemmeno confessarsi (ci sono donne che non si confessano da più di 5 anni). Il diritto al riposo sacrosanto di ogni lavoratore deve essere un obbligo nei confronti di queste donne. Inoltre l’appello verte nel sensibilizzare le famiglie a spingere le lavoratrici a curarsi e controllarsi dal punto di vista della salute.

Infatti si mette in luce il fatto che spesso è la chiesa a rendere edotte queste lavoratrici sugli esami gratuiti che le ASL prevedono per lo screening sul tumore al seno. Il padre auspica che anche i datori di lavoro inizino a spronare le lavoratrici in questa direzione.

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