Agevolazioni per il lavoratore che soffre di depressione

Purtroppo la legge non prevede particolari agevolazioni per chi soffre di depressione maggiore ricorrente. Sicuramente, però, la lettrice potrà assentarsi da lavoro dietro regolare certificazione medica del suo medico curante. Questi avrà cura di inviare il certificato telematicamente all’Inps, entro il giorno successivo dal verificarsi della patologia. È necessario anche fornire un preavviso al datore di lavoro.  I disturbi depressivi più gravi possono […]

Purtroppo la legge non prevede particolari agevolazioni per chi soffre di depressione maggiore ricorrente. Sicuramente, però, la lettrice potrà assentarsi da lavoro dietro regolare certificazione medica del suo medico curante. Questi avrà cura di inviare il certificato telematicamente all’Inps, entro il giorno successivo dal verificarsi della patologia. È necessario anche fornire un preavviso al datore di lavoro. 

I disturbi depressivi più gravi possono anche essere causa di riconoscimento di invalidità civile, la quale attesterebbe formalmente una riduzione della capacità lavorativa. La tabella ministeriale sull’invalidità civile contempla diverse ipotesi di sindrome depressiva: la sindrome depressiva endogena grave, ad esempio, darebbe diritto al riconoscimento di un’invalidità fino all’ottanta per cento (codice patologia 2210). 

La stessa patologia può conferire anche il diritto ai benefici di cui alla legge 104/92, purché però la sindrome depressiva provochi un handicap talmente grave da inibire o limitare l’integrazione lavorativa, personale, sociale e familiare. In questa ipotesi, le agevolazioni consistono essenzialmente in: 

– permessi retribuiti (diritto di assentarsi dal lavoro per tre giorni al mese); 

– facoltà di scegliere la sede di lavoro; 

– possibilità di rifiutare un eventuale trasferimento; 

– agevolazioni fiscali per l’acquisto di automobili, computer e apparecchiature informatici; 

– diritto a detrarre le spese di assistenza; 

– possibilità di dedurre le spese mediche e di assistenza. 

Lo status di invalido e di portatore di handicap può essere riconosciuto solamente per mezzo di visita da effettuarsi presso la commissione medica dell’Inps territorialmente competente. L’iter prevede l’invio telematico di apposito certificato da parte del medico curante all’Inps: l’ente provvederà a convocare il richiedente presso la propria sede al fine di essere sottoposti a visita medica. 

Contro il verbale negativo dell’Inps è possibile fare ricorso, entro sei mesi, al tribunale territorialmente competente. Il primo ricorso prevede la richiesta al giudice della nomina di un ctu (medico legale) che sottoponga nuovamente a visita il ricorrente; se anche questa visita dovesse avere esito non soddisfacente, si può proporre dissenso nel termine di trenta giorni e depositare nuovo ricorso affinché la causa venga discussa nel merito. 

Tirando le fila di quanto detto, senza il riconoscimento dell’invalidità o dello status di portatore di handicap, la sindrome depressiva può solamente giustificare l’assenza da lavoro per malattia, come qualsiasi altra patologia. 

È tuttavia vero che il datore di lavoro deve tutelare i propri dipendenti: la Corte di Cassazione (Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, sentenza n.20220/2006) ha condannato penalmente il datore per non aver assicurato una formazione professionale adeguata al dipendente, evitando così i disturbi psichici che da tale inadeguatezza erano derivati al lavoratore, nonché il medico competente presso la sede di lavoro per non aver richiesto al datore di lavoro la visita medica specialistica sul lavoratore (affetto da psicosi dissociativa) al fine di salvaguardare l’integrità psicofisica del suddetto. 

In pratica, la colpa del datore di lavoro e del medico aziendale è stata quella di non essersi presi cura, ciascuno per le proprie competenze, dei disturbi di cui soffriva un dipendente affetto da problemi psichici. Secondo la Suprema Corte, il comportamento del datore di lavoro, che, nonostante l’espressa richiesta del dipendente, aveva omesso di predisporre gli accertamenti diagnostici necessari alla grave patologia depressiva della quale soffriva il lavoratore, costituisce un illecito sanzionabile penalmente, in quanto il datore di lavoro ha sempre l’obbligo di salvaguardare il diritto alla salute dei lavoratori. 

Pertanto, oltre che farsi prescrivere dei giorni dal suo medico di fiducia, la lettrice potrebbe anche pensare di rivolgersi al datore e al medico competente nel settore bancario al fine di poter gestire la sua patologia (magari con turni meno stressanti o adottando altre misure), per il bene suo e dell’istituto di credito stesso, il quale avrà sicuramente interesse acché un proprio dipendente non aggravi la propria condizione di salute.

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