Come le cooperative sfruttano le badanti: 800 euro al mese per 22 ore di lavoro quotidiane

Nel lavoro domestico, soprattutto per quanto riguarda quello della badante, il datore di lavoro spesso è il soggetto stesso che ha bisogno diretto dell’assistenza (l’anziano o il disabile) o la famiglia al cui interno c’è il bisognoso di aiuto. Altrettanto spesso però, la lavoratrice o il lavoratore sono alle dipendenze di cooperative e non della famiglia o dell’assistito. Nel […]

Nel lavoro domestico, soprattutto per quanto riguarda quello della badante, il datore di lavoro spesso è il soggetto stesso che ha bisogno diretto dell’assistenza (l’anziano o il disabile) o la famiglia al cui interno c’è il bisognoso di aiuto. Altrettanto spesso però, la lavoratrice o il lavoratore sono alle dipendenze di cooperative e non della famiglia o dell’assistito. Nel settore infatti da anni sono attive società che fungono da veri e propri intermediari, che fungono da tramite tra offerta e richiesta di lavoro. In pratica sono cooperative che mettono in contatto le famiglie che richiedono i servizi di un collaboratore domestico con i lavoratori che sono alla ricerca di un lavoro. Dal punto di vista della qualità che questa tipologia di intermediazione dovrebbe avere in questa tipologia di rapporto di lavoro nulla da eccepire.

In molti casi infatti chi cerca un lavoratore ha difficoltà a trovarne uno adatto alle esigenze per le quali servirebbe. Il passaparola, le amicizie, le conoscenze, cioè i canali più diffusi con i quali si tende oggi ad assumere un lavoratore domestico spesso cagionano problematiche, con i lavoratori che vengono assunti per svolgere mansioni di cui non sono capaci, con condizioni differenti da quelle immaginate con le conseguenze che la famiglia non risolve il problema per il quale ha deciso di assumere una badante e la lavoratrice non si trova bene con il lavoro che ha trovato. Le cooperative dovrebbero intervenire proprio per annullare queste problematiche e mandare il lavoratore giusto al posto giusto.

Come dicevamo, nulla da obbiettare, con il lavoro delle cooperative che se fatto bene è molto importante e salutare per la tipologia di lavoro domestico che nonostante il tentativo di regolarizzarlo tramite CCNL e sindacati, presenta molte problematiche insite proprio nella fattispecie di lavoro che è. Il problema è che dal punto di vista economico molte di queste cooperative producono un netto danno ai lavoratori senza portare benefici dal punto di vista economico alle famiglie. Infatti spesso il grosso dei soldi che una famiglia paga per la badante, finiscono nelle tasche della cooperativa, arrivando solo in minima parte ai lavoratori, soprattutto se si pensa agli estenuanti turni quotidiani di lavoro che sono costretti ad espletare.

Sfruttamento del lavoro

Le badanti che tramite cooperative più o meno regolari e più o meno serie trovano lavoro sono quasi tutte straniere, nella stragrande maggioranza dei casi, con una scarsa conoscenza della lingua italiana. Si tratta di persone che vengono in Italia con una necessità enorme di trovare lavoro e che per prima cosa, non conoscendo nemmeno bene la nostra lingua, si appoggiano fidandosi a queste cooperative. Per via delle precarie condizioni economiche in cui versano finiscono con l’accettare lavori pesanti, come effettivamente lo è il ruolo della badante, con orari giornalieri di lavoro che arrivano a sfiorare le 22 ore e pagate solo 700/800 euro al mese.

In molti casi non è la famiglia a pagare così poco la badante in relazione all’importanza ed alla mole di lavoro svolta, ma è la cooperativa. Infatti in casi del genere il rapporto economico del lavoro è tra famiglia e cooperativa, con quest’ultima che poi va a salariare la lavoratrice. Le cooperative provvedono a tutto, trovano le famiglie e trovano il lavoratore che a fine mese o ad inizio del mese successivo va alla cooperativa per percepire lo stipendio che la famiglia ha versato. Ma non si tratta di una busta paga, bensì di una fattura che la badante ha incassato dalla famiglia come lavoratrice autonoma. Una specie di trucco ma perfettamente regolare perché in materia è ancora vivo un autentico vuoto normativo.

Le donne che la cooperativa trova sono di fatto lavoratrici autonome che sui soldi incassati devono anche pagare le tasse. La cooperativa in pratica funge da intermediario trovando la lavoratrice da destinare alla famiglia che ne fa richiesta, ottenendo un compenso dalla famiglia stessa che solo in minima parte finisce alla badante. In effetti spesso si pagano mesi interi di lavoro per 800 euro che sono addirittura lordi perché al netto delle tasse, in effetti queste lavoratrici incassano tra 400 e 500 euro al mese. Un autentico sfruttamento con una immane sproporzione tra ore di lavoro e soldi percepiti.

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