Rsa, sempre più a pagamento I posti «solventi» crescono del 21%

Il report della Cisl: anche le rette delle strutture «contrattualizzate» in leggero aumento. Le famiglie sono in difficoltà, ecco perché tante badanti sono irregolari (in tutta la Lombardia) Con l’invecchiamento della popolazione, i bisogni assistenziali stanno aumentando. Ma la casa di riposo non è una soluzione per tutti (i portafogli). Nei prossimi anni le famiglie […]

Il report della Cisl: anche le rette delle strutture «contrattualizzate» in leggero aumento. Le famiglie sono in difficoltà, ecco perché tante badanti sono irregolari (in tutta la Lombardia)

Con l’invecchiamento della popolazione, i bisogni assistenziali stanno aumentando. Ma la casa di riposo non è una soluzione per tutti (i portafogli). Nei prossimi anni le famiglie vedranno crescere ancora di più i posti «solventi», quelli dove la persona paga per intero il servizio: solo dal 2017 al 2018, nel territorio dell’Ats di Brescia, questi letti «a pagamento» sono passati da 704 a 855 (+21%), così come in tutta la regione (da 4.183 a 5.350). In parallelo, i cosiddetti posti «contrattualizzati» – dove la Regione sostiene il pagamento del 40-50% della retta – non crescono. Sono sostanzialmente fermi da alcuni anni, visto che la torta dei finanziamenti è sempre la stessa. Nel 2018 si è assistito ad un pesante calo dei posti «contrattualizzati» in Lombardia (-804). E se Brescia ha segnato un 2018 in controtendenza (+20), è pur vero che negli ultimi quattro anni i posti letto «contrattualizzati» sono passati da 6.140 a 6.121.

La prospettiva

L’orientamento del prossimo futuro è chiaro: «Ci sarà un aumento dei posti solventi perché le strutture sanno che prima o poi quei letti li coprono. Tra famiglie in difficoltà e badanti che se ne vanno – osserva il segretario regionale della Fnp Cisl Lombardia, Emilio Didoné – i problemi purtroppo ci sono».
È una fotografia reale quella scattata dall’ultimo rapporto stilato dal Dipartimento welfare della Federazione dei pensionati. Si chiama «Non autosufficienza e Rsa 2018» il report che illustra alcune delle dinamiche in corso nel mondo dell’assistenza agli anziani. Ma quanto costa vivere in una casa di riposo?
Da un minimo di 52,66 euro al giorno (prezzo medio) a un massimo di 60,6 euro al giorno (prezzo medio). I prezzi di Brescia sono sostanzialmente in linea con quelli di Mantova, Cremona e della Valtellina, mentre il resto della Lombardia la spesa è più alta, soprattutto a Milano.

Bisogni assistenziali

La retta è in lenta ma costante crescita, forse anche perché i bisogni assistenziali all’interno delle Rsa stanno crescendo. Ne è la prova il fatto che, dal 2010 al 2017, in tutta la Lombardia il personale infermieristico dedichi sempre più tempo alla gestione delle persone ospiti delle case di riposo: la Fnp Cisl calcola 31 minuti di assistenza in più a settimana da parte degli infermieri (rispetto al 2010) e, in parallelo, una riduzione del tempo di gestione da parte degli altri operatori.
Di certo, i bisogni di assistenza sono molto più dei posti disponibili all’interno delle case di riposo. «Il dato che incide di più è il costo delle rette. Nelle Rsa che hanno rette più alte non ci sono liste di attesa, mentre quelle con le rette più basse hanno liste d’attesa più lunghe – scrivono nel loro report gli esperti Welfare della Cisl -. L’altro fattore determinante è la quantità di posti letto solventi, infatti nelle Rsa con un numero significativo di posti letto in solvenza la lista di attesa è molto limitata (in alcune Rsa è nulla)». Ecco perché il mercato si sta muovendo verso un aumento dei «posti solventi», i cui prezzi hanno una differenza sempre meno marcata rispetto al costo massimo delle rette che si trova nelle case di riposo «contrattualizzate».

Badanti

Tra posti letto insufficienti e difficoltà economiche, in molti cercano di gestire i propri cari a domicilio, con l’ausilio di una badante: si calcola che in tutta la Lombardia ci siano 88 mila contratti «irregolari», mentre le badanti in regola sarebbero 56 mila (per una spesa che si aggira sui 15 mila euro lordi l’anno, se in regola). Costi inferiori rispetto alla casa di riposo, che presuppone una spesa annua per famiglia di circa 22 mila euro. Ma ha il vantaggio di non dover pagare vitto, alloggio e bollette.

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