Posso pagare la colf in contanti?

La legge chiede la tracciabilità del pagamento delle retribuzioni, ma ci sono delle eccezioni. Nel caso sia lecito, conviene davvero? Dal 1° luglio 2018, è obbligatorio pagare gli stipendi lasciando traccia, cioè attraverso un bonifico bancario o postale o con un assegno o, ancora, con uno strumento di pagamento elettronico. C’è scritto sulla Legge di […]

La legge chiede la tracciabilità del pagamento delle retribuzioni, ma ci sono delle eccezioni. Nel caso sia lecito, conviene davvero?

Dal 1° luglio 2018, è obbligatorio pagare gli stipendi lasciando traccia, cioè attraverso un bonifico bancario o postale o con un assegno o, ancora, con uno strumento di pagamento elettronico. C’è scritto sulla Legge di Bilancio del 2018. Chi non si attiene a questa normativa è passibile di sanzioni che possono arrivare fino a 5.000 euro in base al numero dei mesi in cui la disposizione è stata violata. Tuttavia, questa legge contiene delle eccezioni che riguardano il lavoro domestico. Significa che posso pagare la colf in contanti?

La colf, come la baby-sitter o la badante, appartiene alla categoria degli addetti ai servizi familiari e domestici, con tanto di contratto collettivo nazionale. Questo vuol dire che, almeno in teoria, va assunta, ha diritto ai contributi previdenziali, alla malattia, alle ferie, al rispetto di determinati orari di lavoro, ecc. Come un qualsiasi dipendente. Se ne deve dedurre che, appunto perché è una dipendente come tutti gli altri, bisogna pagarle lo stipendio lasciando traccia dell’operazione?

Se anche così fosse, bisogna vedere se conviene. Immagina che la legge ti consenta di pagare la colf in contanti e che tu lo faccia regolarmente. Oggi andate d’amore e d’accordo ma un domani i rapporti si possono rovinare per qualsiasi motivo. Se lei ti dice che sei in arretrato nel pagamento dello stipendio di un certo numero di mesi, come fai a dimostrare che sta mentendo se non hai la copia di un bonifico o non risulta che abbia incassato mese dopo mese il tuo assegno?

Poi c’è il discorso del limite sull’utilizzo dei contanti, anche se è piuttosto raro che una colf prenda più di 2.999,99 euro al mese. Se qualcuno offre questa cifra, è molto probabile che non faccia fatica a trovare una collaboratrice domestica.

Ma vediamo, intanto, se si può pagare la colf in contanti e che cosa dice la legge in proposito.

Stipendio in contanti: cosa dice la legge

Il prima e il dopo, dunque, per il pagamento degli stipendi in contanti viene stabilito dalla Legge di Bilancio 2018. La normativa impone dal 1° luglio 2018 i pagamenti delle retribuzioni dei lavoratori in banca o in un ufficio postale con uno strumento tracciabile, ovvero:

  • un bonifico su un conto identificato da Iban;
  • uno strumento di pagamento elettronico (ad esempio, caricare lo stipendio su una carta prepagata del dipendente);
  • in contanti ma presso lo sportello della banca o della Posta in cui il datore di lavoro dispone di un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • un assegno consegnato al lavoratore o a un suo delegato in caso di comprovato impedimento.

Per delegato si intende il coniuge o un familiare in linea retta o collaterale del lavoratore, purché abbia compiuto almeno i 16 anni.

Stipendio in contanti: quali sanzioni?

Chi non rispetta l’obbligo di utilizzare dei mezzi tracciabili per il pagamento dello stipendio rischia una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro.

Il calcolo della sanzione non tiene conto del numero dei lavoratori interessati dalla violazione della legge, ma del numero delle mensilità corrisposte in contanti alla colf anziché con uno strumento che lasci traccia del pagamento.

L’obiettivo che si pone la normativa è quello di combattere l’evasione fiscale ed il lavoro nero, oltre che evitare delle pratiche scorrette da parte dei datori di lavoro come, ad esempio, un licenziamento senza motivo, pagamenti inferiori a quanto pattuito oppure stipendi che saltano senza un perché. Quando tutto viene messo nero su bianco, è più facile rispettare le regole.

Stipendio in contanti: che succede con la colf?

C’è, come dicevamo, qualche eccezione e riguarda, tra le altre categorie, quella dei lavoratori domestici. La legge dice che l’obbligo di tracciabilità del pagamento dello stipendio non viene applicato agli addetti a servizi familiari e domestici. Significa che posso pagare la colf in contanti, così come posso farlo con la badante o con la baby-sitter, in virtù dei contratti collettivi nazionali siglati dalle associazioni sindacali più rappresentative.

In sostanza, non c’è alcun vincolo che ti impedisca di aprire il portafoglio a fine mese e di corrispondere alla colf la sua paga tirando fuori delle banconote anziché il libretto degli assegni.

Pagare la colf in contanti conviene?

Attenzione, però. Una cosa è che si possa pagare in contanti la colf ed un’altra ben diversa è che convenga farlo.

Immagina, infatti, di avere sempre dato la retribuzione in contanti alla tua collaboratrice domestica, anche se con tanto di regolare busta paga. E che, ad un certo punto, lei cerchi un motivo per migliorare la sua posizione o per andarsene via ma senza dimettersi, in modo da ottenere da te un risarcimento per il licenziamento.

In questo caso, la colf ben potrebbe dire che sei in arretrato con il pagamento dello stipendio, magari aizzandoti contro i sindacati. Come faresti a dimostrare che, invece, gliel’hai versato in contanti tutti i mesi? Non sarebbe impossibile, ma nemmeno facile. Dovresti avviare un’azione legale per chiedere all’autorità preposta di accertare se nei mesi in cui la colf dice di non avere incassato nulla lei ha mantenuto lo stesso tenore di vita, quanti soldi ha speso in quel periodo, ecc. Evidentemente, se nel suo bilancio familiare nulla è cambiato significa che ha continuato ad essere retribuita. Ma bisogna, appunto, dimostrarlo perdendoci tempo e soldi.

Ecco perché pagare la colf in contanti regolarmente non è una scelta consigliata. Come si diceva prima, quando le cose vengono messe nero su bianco, è più facile per tutti rispettare le regole.

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