Lavoratori domestici: per quanti giorni è dovuta l’indennità di malattia, chi la paga, quanto dura il periodo di conservazione del posto.

La colf o la badante si è ammalata? Devi sapere che, nonostante il versamento dei contributi all’Inps, l’istituto non eroga alcuna indennità di malattia, come avviene per la generalità dei lavoratori dipendenti.

La contribuzione Inps versata per i collaboratori domestici, difatti, non comprende la quota destinata a finanziare le prestazioni economiche per malattia. L’indennità di malattia deve essere dunque corrisposta alla collaboratrice domestica dal datore di lavoro.

Ma la colf in malattia sino a quando si paga?

Le giornate per le quali è dovuta l’indennità di malattia variano a seconda dell’anzianità della lavoratrice domestica, ma non sono così tante da rappresentare una difficoltà insormontabile per il datore di lavoro.

È invece più lungo il periodo di comporto, ossia il periodo nel quale la colf o la badante ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. Trascorso questo periodo, la lavoratrice domestica in malattia può essere licenziata, ma le spetta comunque il preavviso. Ma procediamo con ordine.

Comporto malattia colf

La colf in malattia non può essere licenziata durante il periodo di comporto, cioè durante il periodo in cui il contratto collettivo del Lavoro Domestico prevede la conservazione del posto per la lavoratrice.

Nel dettaglio, in caso di malattia, alla colf (e a tutti i collaboratori domestici in generale, badanti, giardinieri…), convivente o non convivente, spetta la conservazione del posto per i seguenti periodi:

  • per anzianità di servizio fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  • per anzianità di servizio da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
  • per anzianità di servizio oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro si calcolano nell’anno solare, intendendosi per tale il periodo di 365 giorni che decorrono dall’evento, cioè che partono dall’inizio della malattia.

Questi periodi devono essere aumentati del 50% in caso di malattia oncologica, documentata dalla competente ASL.

Il periodo di conservazione del posto non deve essere per forza continuativo. Questo significa, quindi, che la colf può essere licenziata se negli ultimi 365 giorni è rimasta assente per malattia per 10, 45 o 180 giorni (in base all’anzianità di servizio; le giornate, come osservato, sono aumentate del 50% in caso di malattia oncologica documentata).

Per provare l’assenza, è consigliabile che il datore di lavoro si faccia consegnare il certificato di malattia dalla colf, anche se non deve essere presentato all’Inps perché l’istituto non corrisponde l’indennità per malattia.

Pagamento malattia colf

Fai attenzione, però, a non confondere il periodo di comporto con le giornate per le quali il datore di lavoro è obbligato a versare alla colf la retribuzione per malattia: la collaboratrice domestica, difatti, non ha diritto alla retribuzione per malattia per tutto il periodo di conservazione del posto, ma solo per una sua parte.

Durante il periodo di comporto, per la precisione, il datore di lavoro è obbligato a corrispondere alla colf la retribuzione globale di fatto per un massimo di:

  • 8 giorni complessivi nell’anno, per anzianità di servizio fino a 6 mesi;
  • 10 giorni complessivi nell’anno, per anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni;
  • 15 giorni complessivi nell’anno per anzianità di servizio oltre i 2 anni.

Come si calcola l’indennità di malattia colf?

La retribuzione globale di fatto, in caso di malattia della colf, è dovuta nella seguente misura:

  • fino al 3° giorno consecutivo, deve essere corrisposta nella misura del 50%, cioè deve essere dimezzata;
  • dal 4° giorno in poi, va invece corrisposta nella misura del 100%, cioè in misura intera.

Restano salve eventuali condizioni di miglior favore applicate ai lavoratori conviventi.

La retribuzione globale di fatto per malattia deve comprendere anche la quota convenzionale sostitutiva di vitto e alloggio, se la colf ne usufruisce normalmente: non è dovuta, però, nel caso in cui la collaboratrice domestica ammalata sia degente in ospedale o presso il datore di lavoro.

Licenziamento per malattia colf

Una volta terminato il periodo di comporto, la colf può essere licenziata, ma le spetta comunque il preavviso.

Ricordiamo che il preavviso per licenziamento è pari a:

  • 15 giorni, per le collaboratrici domestiche con orario di lavoro superiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio sino a 5 anni;
  • 30 giorni, per le collaboratrici domestiche con orario di lavoro superiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio oltre 5 anni;
  • 8 giorni, per le collaboratrici domestiche con orario di lavoro inferiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio sino a 2 anni;
  • 15 giorni, per le collaboratrici domestiche con orario di lavoro inferiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio oltre 2 anni.

Che cosa succede, invece, se la colf viene licenziata prima dell’insorgere della malattia, e la lavoratrice si ammala durante il periodo di preavviso? A questo proposito, bisogna ricordare che la malattia insorta durante il periodo di prova o di preavviso sospende la decorrenza degli stessi; il preavviso riprende, quindi, a decorrere a guarigione avvenuta, o trascorso il periodo di comporto.

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