Per quanto concerne il licenziamento della badante in malattia, questo è vietato solamente durante il periodo di comporto, cioè durante il periodo in cui il contratto collettivo (art. 26 CCNL del Lavoro Domestico) prevede la conservazione del posto per la lavoratrice.

Nel dettaglio, in caso di malattia, al lavoratore domestico (colf, badante…), convivente o non convivente, spetta la conservazione del posto per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
  • per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro si calcolano nell’anno solare, intendendosi per tale il periodo di 365 giorni decorrenti dall’evento (ossia dall’inizio della malattia).

Questi periodi devono essere aumentati del 50% in caso di malattia oncologica, documentata dalla competente ASL. Pertanto, in quest’ipotesi, il periodo di conservazione del posto diviene pari a:

  • per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 15 giorni di calendario;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 68 giorni di calendario;
  • per anzianità oltre i 2 anni, 270 giorni di calendario.

Il periodo di conservazione del posto può essere non continuativo. Questo significa, quindi, che una colf o badante può essere licenziata se negli ultimi 365 giorni è rimasta assente per malattia per 10, 45 o 180 giorni (in base all’anzianità; le giornate, come osservato, sono aumentate del 50% in caso di malattia oncologica documentata). Per questo motivo è consigliabile farsi sempre consegnare il certificato di malattia dalla colf o badante, anche se non è l’Inps a corrispondere l’indennità per malattia.

Attenzione, però: un conto è il periodo di comporto, un altro conto sono le giornate per le quali il datore di lavoro è obbligato a corrispondere alla colf o alla badante la retribuzione per malattia: i collaboratori domestici, difatti, non hanno diritto alla retribuzione per malattia durante l’intero periodo di conservazione del posto.

Durante il periodo di comporto, per la precisione, il datore di lavoro è obbligato a corrispondere la retribuzione globale di fatto per un massimo di:

  • 8 giorni complessivi nell’anno, per anzianità fino a 6 mesi;
  • 10 giorni complessivi nell’anno, per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni;
  • 15 giorni complessivi nell’anno per anzianità oltre i 2 anni.

La retribuzione globale di fatto è dovuta nella seguente misura:

  • fino al 3° giorno consecutivo, il 50% della retribuzione globale di fatto;
  • dal 4° giorno in poi, il 100% della retribuzione globale di fatto.

Restano salve eventuali condizioni di miglior favore riferite ai lavoratori conviventi.

L’aggiunta della quota convenzionale sostitutiva di vitto e alloggio (che rientra nella retribuzione globale di fatto), per il personale che ne usufruisce normalmente, è dovuta solo nel caso in cui il lavoratore domestico ammalato non sia degente in ospedale o presso il domicilio del datore di lavoro.

La malattia insorta durante il periodo di prova o di preavviso sospende la decorrenza degli stessi; il preavviso è dovuto anche se la colf o la badante è licenziata per superamento del periodo di comporto per malattia.

Ricordiamo che il preavviso per licenziamento è pari a:

  • per i collaboratori domestici con orario di lavoro superiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio sino a 5 anni: 15 giorni;
  • per i collaboratori domestici con orario di lavoro superiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio oltre 5 anni: 30 giorni;
  • per i collaboratori domestici con orario di lavoro inferiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio sino a 2 anni: 8 giorni;
  • per i collaboratori domestici con orario di lavoro inferiore alle 25 ore settimanali, con anzianità di servizio oltre 2 anni: 15 giorni.

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