Chi ha alle proprie dipendenze badanti e colf, cioè il lavoratore domestico, è tenuto a consegnare al proprio lavoratore subordinato, la dichiarazione delle donne erogate nel corso dell’anno. Lo specifica molto chiaramente un articolo pubblicato sul quotidiano «Il Giornale». Si tratta di un certificato differente dalla Cu o certificazione unica che comunemente ogni datore di lavoro da al suo lavoratore dipendente. Se il datore di lavoro vuole ottenere alcune agevolazioni fiscali però, non potrà disattendere questo obbligo. Vediamo di cosa si tratta e perché conviene a tutte le parti in causa il rilascio di questa certificazione.

Cosa va consegnato alla badante?

Il documento che va consegnato al lavoratore, come spiega bene il quotidiano del direttore Alessandro Sallusti, è la dichiarazione dell’ammontare complessivo delle somme erogate nel corso dell’anno. Il datore di lavoro ha tempo per consegnare tale dichiarazione, fino a 30 giorni prima della scadenza dei termini prescritti per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi.

Con questa dichiarazione, i lavoratori possono presentare il modello 730 o il modello Unico per le dichiarazioni reddituali. Si tratta dell’unico certificato con il quale questi lavoratori possono pagare l’Irpef sul redditi da loro prodotto o possono recuperare eventuali crediti di imposta, come potrebbe essere il bonus Renzi da 960 euro annui. Inoltre, solo grazie a questa certificazione, gli stessi lavoratori possono richiedere e ottenere l’Isee.

Senza certificazione del datore di lavoro non è possibile richiedere l’Isee e non si può avere accesso alle svariate prestazioni assistenziali e agevolate previste. E per i lavoratori extracomunitari, questa certificazione assume ancora più rilevanza perché è necessaria per il innovo del permesso di soggiorno.

Detrazioni fiscali per il datore di lavoro

Questo documento, pur se simile, non va confuso con la certificazione unica di redditi di lavoro dipendente, cioè il Cu. Come tutti sanno, il datore di lavoro settore domestico” non funge da sostituto di imposta, e dunque non trattiene in busta paga la ritenuta d’acconto Irpef. Per questo non è tenuto a rilasciare la Certificazione unica dei redditi erogati ai suoi lavoratori subordinati.

Grazie alla dichiarazione dei compensi complessivi però, il datore di lavoro può fruire della deduzione dal reddito di una cifra massima pari a 1.549,37 euro, sui contributi previdenziali versati per la badante o per un altra collaboratrice domestica. Nel caso della badante, assunta per assistere una persona non autosufficiente, grazie alla dichiarazione prima citata, il datore di lavoro può detrarre dal suo reddito parte del costo della badante, recuperando il 19% di questo costo.

Insomma, la certificazione dei compensi erogati a badante, colf, giardiniere, baby Sitter e così via dicendo, pur se è un adempimenti per il datore di lavoro, risulta essere molto utile anche a lui, oltre naturalmente ad essere utile al lavoratore per tutte le cose di cui parlavamo prima.

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