Pensione anticipata colf e badanti? Ecco a chi spetta!

Badanti e colf, baby sitter e governanti, giardinieri e camerieri, cioè i lavoratori domestici hanno diritto alla pensione alla stregua di tutti gli altri lavoratori. Anche i lavoratori domestici infatti, versano contributi che poi, raggiunti determinati requisiti e raggiunte determinate soglie di accesso, danno diritto alle pensioni. Infatti anche il lavoratore domestico è iscritto al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti.

Una sostanziale differenza rispetto a tutti i lavoratori dipendenti però sta nell’aliquota applicata allo stipendio, che segna la trattenuta mensile per finanziare le pensioni future di ciascun collaboratore domestico. Come riporta un eloquente articolo dell’autorevole sito di informazione legale “laleggepertutti.it”, tale aliquota per la generalità dei lavoratori è fissata al 33%, mentre nel settore domestico si assesta al 17,43%.

In pratica, nel settore domestico ogni singolo lavoratore, per la pensione, destina meno rispetto agli altri lavoratori che tradotto in termini pratici, significa ottenere in futuro una pensione di importo inevitabilmente più basso. Ma questa sostanzialmente è l’unica differenza in materia pensioni, perché alla pari degli altri lavoratori, anche le badanti hanno diritto a diverse misure di pensione, soprattutto quelle anticipate.

Tutte le misure pensionistiche per le badanti e le colf

Quali sono le prestazioni previdenziali che le badanti possono sfruttare una volta terminata la carriera lavorativa? Una domanda comune a molte lavoratrici ed a molti lavoratori del settore. Come sappiamo, in Italia vige ormai il sistema contributivo e soprattutto per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 (la stragrande maggioranza delle badanti), questo è l’unico sistema di calcolo della pensione.

In altri termini, la prestazione pensionistica si basa e viene calcolata in virtù dei contributi versati durante la carriera lavorativa, che come dicevamo, nel settore che riguarda badanti e colf, sono pochi. Numerose sono le misure pensionistiche sfruttabili, dalla pensione anticipata ordinaria alla pensione anticipata con quota 41, dalla quota 100 alla anticipata contributiva per finire con l’Ape sociale.

Ed alla stregua della generalità dei lavoratori, anche badanti e colf hanno diritto ad assegni per il nucleo familiare, maggiorazioni sociali, quattordicesima e trattamento minimo, cioè tutte somme aggiuntive di pensione che sono basate sul reddito e sull’importo della pensione di questi soggetti. Tra l’altro, oltre alle pensioni anticipate, per le badanti e per tutti i collaboratori domestici, si possono percepire le classiche pensioni di vecchiaia, gli assegni di invalidità, le pensioni di reversibilità e gli assegni sociali.

Ecco la pensione anticipata per badanti e colf

Naturalmente occorre partire dalla pensione anticipata classica, quella che una volta si chiamava pensione di anzianità e che la legge Fornero ribattezzò con il nome utilizzato oggi. I requisiti per tale misura sono stati congelati dal primo governo Conte, quello con Salvini e Di Maio Vice Premier. Fino al 2026 si potrà andare in pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi versati, senza limiti di età ma a condizione che almeno 35 anni siano di lavoro effettivo, cioè senza maternità, disoccupazioni e altri contributi figurativi. Questo sia che il richiedente sia femmina che uomo, anche se per quest’ultimo il numero degli anni di contributi necessari sale a 42 anni e 10 mesi.

Pensione anticipata quota 41 per colf e badanti

Per le badanti esiste anche la possibilità di accedere a quota 41. Anzi, le badanti sono tra le 15 categorie di lavoro gravoso a cui la misura si applica. La misura si centra, anche in questo caso senza limiti di età, con 41 anni di contributi versati, dei quali, sempre 35 effettivi da lavoro e almeno uno versato prima dei 19 anni di età, anche se discontinuo.
Per le colf e le altre tipologie di collaboratore domestico, la quota 41 si centra solo se oltre al requisito contributivo si è in condizioni di invalidità al 74%, se si hanno invalidi a carico sempre al 74% o se si è disoccupati che da almeno 3 mesi hanno terminato di percepire la Naspi.

Pensione anticipata quota 100 badanti e colf

Anche quota 100 è una misura che anche colf e badanti possono percepire. In questo caso occorre soddisfare un doppio vincolo, quello contributivo dei 38 anni di versamenti e quello anagrafico dei 62 anni di età. Anche in questo caso occorre che dei 38 anni di contributi versati, 35 siano da lavoro effettivo e non da contribuzione figurativa.

Pensione anticipata contributiva

Tutte le misure prima descritte prevedono come si evince, un elevato numero di contributi da versare. 42,10, 41,10, 41, 38 e per tutti 35 effettivi, sono un numero di anni di contribuzione che vista la saltuarietà e la discontinuità del lavoro domestico, difficilmente gli addetti al settore possono raggiungere. Esiste però la pensione anticipata contributiva, che si centra con 64 anni di età e con solo 20 anni di contributi.

In questo caso però, se le problematiche dei periodi di contribuzione sono di meno, per via dei solo 20 anni di contributi necessari, ci sono problematiche relative all’ammontare in euro dei contributi, che rendono la misura difficile da centrare specie per badanti e colf. La pensione anticipata contributiva viene erogata a condizione che l’assegno pensionistico erogato sia pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, che è pari a circa 460 euro.

In altri termini, per poter ricevere il trattamento pensionistico a 64 anni di età con 20 di contributi, occorre che la pensione liquidata sia di 1.287,52 euro, una soglia difficilmente raggiungibile perché presuppone un versamento di contributi mensili piuttosto elevati che nel settore domestico, per via anche della aliquota più bassa, non accade.

Opzione donna badanti e colf

Anche opzione donna è una misura che si può sfruttare per anticipare la quiescenza. La misura si rivolge, come chiaro anche dal nome della misura stessa, a lavoratori di sesso femminile. Servono almeno 58 anni di età e 35 anni di contributi versati alla date del 31 dicembre 2019. In questo caso la lavoratrice deve accettare che la sua pensione sia calcolata interamente con il penalizzante metodo contributivo.

Ape sociale per badanti e colf

Come dicevamo in precedenza quando abbiamo affrontato il tema della quota 41, le badanti sono una delle 15 tipologie di attività che sono considerate già oggi gravose e quindi suscettibili di ricevere un trattamento previdenziale di favore in termini di uscita. Alla badante infatti si applica L’Ape sociale, misura che consente di lasciare il lavoro con 63 anni di età e 36 di contributi. Per accedere all’Ape sociale è necessario che il lavoro di badante sia stato svolto per 7 degli ultimi 10 anni di carriera o per 6 degli ultimi 7.

L’Ape sociale si applica alla generalità dei lavoratori, se ci si trova in stato di disoccupazione senza naspi da 3 mesi, se si è invalidi con riduzione della capacità lavorativa del 74% minimo, o se si è caregiver, cioè se si ha a carico un familiare invalido alla stessa maniera. In tutti questi casi, bastano 63 anni di età e 30 di contributi. Anche una badante quindi, se disoccupata può accedervi senza necessariamente completare i 36 anni di contributi prima citati.

Pensione di vecchiaia badanti e colf

Se non si riesce a centrare i requisiti per una delle tante misure di pensione anticipata, resta la pensione di vecchiaia classica, che si centra con 67 anni di età e 20 di contributi, stavolta a qualsiasi titolo versati, e senza distinzioni tra uomini e donne. La pensione di vecchiaia si centra anche con solo 5 anni di contributi, ma solo se si tratta di lavoratori stranieri che rimpatriano nel loro paese di origine. In questo caso a 67 anni si può ricevere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi versati.

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