Il lavoro domestico per colf e badanti non si ferma nell’emergenza coronavirus: non solo perché sul piano delle regole il governo ha incluso il settore (codice Ateco 97) tra quelli autorizzati ad operare. Ma anche perché nella pratica, accanto ad un flusso di cessazioni dei contratti (legate evidentemente alla paura del contagio) si registra anche un numero ancora più significativo di assunzioni. Che a quanto pare sono in buona parte regolarizzazioni di rapporti di lavoro già esistenti ma “sommersi”.

Coronavirus, professionisti, colf e proprietari: tutti gli esclusi dal decreto “cura Italia”

Questo perché quando c’è necessità effettiva di raggiungere il posto di lavoro serve l’autocertificazione, con le relative conseguenze penali per chi dichiara il falso; e in un contesto del genere una situazione irregolare potrebbe comunque creare problemi. Naturalmente il mondo del lavoro domestico comprende realtà molto differenziate e Assindatcolf, l’associazione datoriale aderente a Confedilizia, ha fatto ieri un appello al «buon senso» suggerendo la sospensione delle attività non strettamente necessarie, privilegiando invece quelle legate all’assistenza delle persone autosufficienti che ovviamente non si possono interrompere.

Una situazione da considerare con attenzione è quella dei rapporti di lavoro con personale convivente, nei quali alla retribuzione si aggiunge il vitto e l’alloggio per i lavoratori.

Ma come possono procedere le famiglie, nel caso si scelga appunto di sospendere temporaneamente la prestazione lavorativa? Le vie sono essenzialmente due: l’assenza non retribuita o l’utilizzo di periodi di ferie, qualora disponibili. Nel primo caso potrebbe essere preso in considerazione un anticipo del trattamento di fine rapporto come forma di compensazione monetaria per il mancato stipendio. Comunque non ci sono vincoli di legge: questo particolare settore non rientra nella moratoria dei licenziamenti contenuta mel decreto Cura Italia.

GLI AMMORTIZZATORI
E a proposito dei provvedimenti decisi dal governo, va ricordato che i lavoratori domestici non sono destinatari di Cassa integrazione in deroga e dunque al momento possono fare affidamento solo sul reddito di ultima istanza: un fondo da 300 milioni le cui modalità di utilizzo sono ancora da chiarire, che dovrà essere comunque diviso con altre categorie a partire da quella dei professionisti. Per chi invece lavora dovrebbe scattare il premio mensile da 100 euro destinato alla generalità dei dipendenti che continuano a prestare servizio in sede. I datori di lavoro possono invece sfruttare il rinvio dal 10 aprile al 10 giugno del termine per il versamento trimestrale dei contributi.

Come detto, le tendenze in queste prime settimane di emergenza non sono univoche. Lo spiega il vicepresidente di Assindatcolf Andrea Zini. «I trend sono stati due, da una parte l’aumento delle cessazioni, ovvero delle interruzioni dei rapporti in essere che, solo nella città di Roma, sono state circa il 12% per in più rispetto ad una condizione di normalità, dall’altra parte abbiamo invece riscontrato un aumento del 30% delle assunzioni». Nel primo caso «si tratta per la maggior parte di dimissioni, per il 70%, di colf e badanti che, spaventate per la situazione, hanno preferito interrompere l’attività».

Quanto all’incremento dei contratti «un 10% sono sostituzioni di personale che si è dimesso mentre nel restante 20% dei casi si tratta di nuovi rapporti di lavoro». Secondo la valutazione di Assindatcolf una quota rilevante di questi sono regolarizzazioni. «Le nuove regole – argomenta ancora Zini – prevedono che il domestico possa continuare a svolgere la propria attività ma, al pari di tutti gli altri cittadini che si muovono nelle città per comprovate esigenze di lavoro, è obbligato a certificare le generalità ed il domicilio del proprio datore, da qui l’esigenza di regolarizzare anche i rapporti che fino ad oggi non erano in chiaro».

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