Come si determina la liquidazione della collaboratrice domestica non assunta regolarmente: retribuzione, vitto e alloggio, tredicesima.

Nonostante gli adempimenti relativi all’assunzione ed alla gestione del rapporto di lavoro siano semplificati, rispetto a quelli richiesti per la generalità dei dipendenti, sono ancora moltissime le famiglie che si avvalgono dell’aiuto di colf e badanti in nero.

Ma che cosa succede nel momento in cui termina il rapporto del lavoratore domestico irregolare? Colf e badanti hanno diritto, come tutti i lavoratori dipendenti, alla liquidazione, o Tfr. Il Tfr, o trattamento di fine rapporto, è una parte della retribuzione differita del dipendente, in quanto il trattamento, pur maturando mensilmente, viene pagato in un momento successivo, generalmente alla fine del rapporto. Il Tfr, detratte eventuali anticipazioni, spetta sempre alla cessazione del rapporto lavorativo, qualunque ne sia la causa: licenziamento, anche per giusta causa, dimissioni, volontarie o meno, risoluzione consensuale.

Dal momento, però, che la collaboratrice domestica irregolare non ha una busta paga, come effettuare il calcolo liquidazione colf in nero? Su quali elementi ci si deve basare?

Considerando che al rapporto di lavoro in nero manca qualsiasi supporto documentale, è necessario ricostruire prima la retribuzione spettante sulla base del lavoro effettivamente svolto. Vediamo allora come procedere.

Come distinguere il rapporto di lavoro domestico?

Innanzitutto, bisogna capire quando un rapporto lavorativo può essere qualificato come domestico, e quando invece si tratta di un rapporto subordinato ordinario. La prestazione di lavoro domestico deve necessariamente rispondere a un bisogno personale del datore e dei suoi familiari o conviventi: in altri termini, il datore non deve avvalersi del collaboratore domestico a scopo di lucro.

La prestazione lavorativa, poi, non è svolta in un’azienda o studio professionale, ma è normalmente resa all’interno dell’abitazione del datore: può essere svolta in regime di convivenza con la famiglia del datore, o di non convivenza.

Quanto pagare la colf?

Per calcolare correttamente la liquidazione della collaboratrice domestica, bisogna sapere quanto pagare la colf: per determinare correttamente la retribuzione, è necessario far riferimento al corretto inquadramento della lavoratrice ed al suo orario di lavoro.

Partendo dal livello e dall’orario, bisogna poi calcolare la paga, mensile o oraria, l’eventuale indennità di vitto e alloggio e la tredicesima.

In quale livello va inquadrata la colf?

In base al contratto collettivo dei lavoratori domestici [1], colf, badanti e collaboratori possono essere inquadrati in quattro livelli (otto, considerando le categorie superiori):

Livello Lavoratori
A collaboratori familiari generici, non addetti all’assistenza di persone, senza esperienza professionale o con esperienza inferiore a 12 mesi
AS lavoratori che, in possesso della necessaria esperienza, svolgono con competenza le proprie mansioni, relative ai profili lavorativi indicati, a livello esecutivo e sotto il diretto controllo del datore di lavoro
B collaboratori familiari che, in possesso della necessaria esperienza, svolgono con specifica competenza le proprie mansioni, anche se a livello esecutivo
BS
C collaboratori familiari che hanno specifiche conoscenze di base sia teoriche che tecniche, relative allo svolgimento dei compiti assegnati, e che operano con totale autonomia e responsabilità
CS
D e DS collaboratori familiari che, in possesso dei necessari requisiti professionali, ricoprono specifiche posizioni di lavoro caratterizzate da responsabilità, autonomia decisionale o coordinamento

Normalmente, secondo l’esperienza, le colf sono inquadrate dal livello A al livello BS, salvo particolari compiti/responsabilità, che possono determinare l’inquadramento nei livelli superiori.

Quanto può lavorare al massimo la colf?

Secondo le previsioni del contratto collettivo per il lavoro domestico, l’orario settimanale di lavoro della colf non può essere superiore a:

  • 54 ore, se la lavoratrice è assunta come convivente a servizio intero;
  • 30 ore se assunta come convivente a servizio ridotto;
  • 40 ore se assunta come non convivente.

Se la colf è convivente a servizio ridotto inquadrata nei livelli CS, B e BS, oppure se si tratta di studentessa di età compresa fra i 16 e i 40 anni frequentante un corso di studio, può essere assunta in regime di convivenza, con orario fino a 30 ore settimanali. In questi casi, qualunque sia l’orario di lavoro osservato nel limite massimo delle 30 ore settimanali, deve esserle corrisposta una retribuzione minima indicata nella tabella B allegata al contratto collettivo nazionale del lavoro domestico [2].

Lavoro straordinario della colf

Accade spesso che la collaboratrice assunta in nero svolga la propria attività per un numero di ore maggiore rispetto ai limiti previsti dal contratto collettivo domestico. Queste ore devono essere retribuite come lavoro straordinario: oltre alla paga oraria, è dovuta la maggiorazione, in base alle previsioni del Ccnl. Se il lavoro straordinario è svolto regolarmente, la relativa retribuzione entrerà a far parte della base di calcolo per il Tfr.

Ma come si calcola il valore di un’ora di lavoro della colf?

Paga oraria minima della colf

La paga oraria minima della collaboratrice domestica varia a seconda del livello d’inquadramento; ecco i valori minimi per il 2020:

  • livello A: 4,62 euro
  • livello AS: 5,45euro;
  • livello B: 5,78 euro;
  • livello BS: 6,13 euro;
  • livello C: 6,48 euro;
  • livello CS: 6,83 euro; 7,35 se addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, con prestazioni limitate alla copertura dei giorni di riposo dei lavoratori titolari;
  • livello D: 7,88 euro;
  • livello DS: 8,22 euro; 8,86 se addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, con prestazioni limitate alla copertura dei giorni di riposo dei lavoratori titolari.

La colf ha diritto, oltre al minimo, spettante in misura oraria o mensile:

  • agli scatti di anzianità: questi maturano ogni 2 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, possono essere al massimo 7 e sono retribuiti in misura pari al 4% del minimo [3];
  • ad un’eventuale indennità sostitutiva di vitto e alloggio;
  • ad un eventuale superminimo.

Vitto e alloggio colf

Il contratto collettivo per il lavoro domestico dispone che, nei casi in cui è stato concordato l’obbligo per il datore di lavoro di fornire vitto e alloggio, questi deve garantire alla collaboratrice:

  • un vitto che assicuri una nutrizione sana e sufficiente;
  • un ambiente di lavoro non nocivo all’integrità fisica e morale;
  • un alloggio idoneo a salvaguardarne la dignità e la riservatezza.

La fruizione del vitto e dell’alloggio può essere sostituita con la corresponsione di un’indennità, purché l’indennità corrisposta consenta alla lavoratrice di ottenere un’alimentazione sana e sufficiente ed una sistemazione che garantisca dignità e riservatezza. I valori convenzionali del vitto e dell’alloggio sono fissati nella tabella F allegata al contratto collettivo e sono rivalutati annualmente.

Ecco l’ammontare, per il 2020, delle indennità sostitutive di vitto e alloggio:

  • pranzo o cena 1,96 euro;
  • alloggio 1,69 euro.

Il Tfr della colf si calcola anche sulla base delle indennità di vitto e alloggio.

Tredicesima colf

La tredicesima di colf e badanti, come stabilito dal contratto collettivo [4], è pari a una mensilità della normale retribuzione globale di fatto: in pratica, è composta dagli stessi elementi della retribuzione mensile ordinaria, compresa l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

La tredicesima fa parte, come il Tfr, della retribuzione differita, perché matura tutti i mesi ma viene corrisposta solo una volta all’anno. Il Tfr, essendo calcolato sulla base della retribuzione corrisposta o dovuta, è calcolato anche sulla base della tredicesima.

Ogni mese, in particolare, matura 1/12 della tredicesima. La gratifica matura anche durante alcune assenze tutelate: si tratta, in particolare, delle assenze per malattia, infortunio, malattia professionale e maternità; in ogni caso, il rateo di tredicesima matura entro i limiti del periodo di conservazione del posto e per la parte non liquidata dagli enti preposti.

Come si calcola il Tfr per la colf in nero?

il Tfr dei lavoratori domestici si calcola prendendo in considerazione le voci di paga erogate in dipendenza del rapporto di lavoro ed in modo non occasionale e dividendo la retribuzione utile di ogni anno per 13,5.

Per la colf in nero, è necessario prendere in considerazione la retribuzione dovuta, sulla base dell’inquadramento, dell’orario svolto e di ulteriori specificità inerenti il rapporto (scatti di anzianità, affidamento di compiti- responsabilità particolari…).

Il risultato dell’operazione corrisponde all’accantonamento annuo Tfr.

Più precisamente, per determinare la quota di Tfr maturata dalla colf in nero:

  • la retribuzione dovuta per il lavoro prestato nell’anno, comprensiva della tredicesima e dell’eventuale indennità di vitto e alloggio, deve essere divisa per 13,5 e accantonata (escluse le ipotesi in cui sia stata richiesta dalla colf un’anticipazione annuale);
  • le quote annue accantonate devono essere rivalutate in misura pari all’1,5% annuo, riproporzionato in ragione di mese, e del 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso.

È necessario comunque considerare che il Tfr matura mensilmente, cioè in ratei mensili: un mese si considera interamente maturato quando sono lavorate almeno 15 giornate. Il Tfr matura anche durante specifiche assenze tutelate, nonostante il mancato svolgimento dell’attività lavorativa.

Colf in nero: Tfr pagato mensilmente

Nella generalità dei casi, il Tfr della colf è corrisposto alla cessazione del rapporto, salva la possibilità di chiedere un’anticipazione massima del 70% di quanto maturato una volta all’anno.

Accade spesso, però, che datore di lavoro e colf in nero concordino il pagamento mensile di un ammontare forfettario, che comprenda anche la quota Tfr maturata mensilmente. In questi casi, come comportarsi?

Questa prassi può creare gravi problemi: la liquidazione mensile del Tfrpotrebbe difatti essere equiparata al pagamento della retribuzione periodica. La colf potrebbe dunque richiedere il pagamento del Tfr di nuovo, alla cessazione del rapporto.

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