Non hanno giorni liberi né la possibilità di tornare nel loro Paese. Per molte assistenti familiari il Covid-19 si sta trasformando in un incubo

Seppur retribuite, il loro lavoro sta diventando un incubo a causa del lockdown e dell’emergenza coronavirus. Si trovano bloccate in Italia, costrette a lavorare 24 ore al giorno da oltre un mese e mezzo. Non possono tornare nel loro Paese di origine né avere qualche ora di pausa per sé, utile a rigenerarsi e a riposarsi.

E’ la situazione in cui si trovano tantissime assistenti familiari presenti in regione, costrette a vivere nelle case dei loro pazienti e a ‘convivere’ perennemente con le loro difficili patologie. A descriverci la faticosa situazione d’isolamento è Irina, una badante ucraina che lavora a Udine.

“Io sono in Italia da 14 anni”, spiega, “e adesso lavoro a Udine con una signora anziana con l’Alzhiemer. Sono giorni difficili, siamo tutti chiusi in casa. Ma per noi è ancora più complicato perchè non possiamo mai riposare e recuperare le energie. Non posso vedere le mie due sorelle, che vivono in città, nè il mio gruppo di amiche ucraine, non possiamo andare a messa… Ho anche un compagno che abita fuori Udine, ma non possiamo mai vederci… E’ la prima volta che non possiamo mandare a casa nulla alle nostre famiglie, nè rientrare”.

“L’unico svago – spiega – è uscire per poter andare a fare la spesa”. La situazione ormai è divenuta insopportabile, tanto che in molte stanno pensando di non tornare più in Italia al termine dell’emergenza. “Diverse amiche mi hanno detto che stanno aspettando di poter tornare a casa per sempre”, conclude Irina. “Ma bisogna aspettare… Ci sono dei viaggi, ma bisogna pagare molto, perchè chiedono ‘bustarelle’ per passare ogni confine…”.

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