Un po’ per evitare multe salate nel caso di spostamenti durante i lockdown, molto per approfittare della sanatoria attesa da anni, sta di fatto che nel 2020 il lavoro domestico regolare è aumentato notevolmente: i contratti sono arrivati a quota un milione e centomila, un bel balzo rispetto agli 850.000 registrati nel 2019.
Lo fa sapere Assindatcolf, l’associazione dei datori di lavoro del settore, che presenterà martedì una ricerca sul comparto integrata con i dati del Dossier Statistico Immigrazione 2020, curato dal Centro Studi e Ricerche Idos. Secondo lo studio ha inciso sui livelli occupazionali la procedura di emersione disposta dal dall’articolo 103 del Dl Rilancio, che ha portato a far emergere 176.848 domande di cittadini non comunitari solo in ambito domestico, ovvero l’85% del totale delle domande presentate al ministero dell’Interno.
Positivo su quasi tutto l’anno risulta poi anche il trend delle assunzioni da parte delle famiglie, con un picco nei mesi di settembre e ottobre 2020, quando si sono registrati rispettivamente 15.700 e 34 mila nuovi posti di lavoro. Che si sono aggiunti al boom di marzo 2020, quando in pieno lockdown sono stati registrati circa 20.000 nuovi contratti con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente.
Un boom di assunzioni dovuto quasi certamente all’emersione in nero di badanti e baby sitter che dovendosi spostare per comprovate esigenze di lavoro rischiavano di denunciare la propria condizione irregolare nelle autocertificazioni.
La tendenza si è interrotta tra aprile e maggio 2020, quando ad aumentare sono state, invece, le cessazioni. Secondo Andrea Zini, presidente Assindatcolf, se venisse introdotta la totale deduzione del costo del lavoro domestico potrebbero emergere dall’irregolarità ulteriori 350,000 lavoratori oggi in nero tra italiani, comunitari e stranieri.

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